Presentazione del blog

Sono entrato nella scuola che non avevo ancora 3 anni, ne sono uscito il 1° settembre 2008 quando stavo per compierne 60, dopo essere stato scolaro, studente, professore, preside, dirigente scolastico.
Siccome amici e parenti mi dicono spesso “Tu che non hai niente da fare…”, allora, per fingermi impegnato (e evitare così di dovermi mettere a disposizione per le loro commissioni), mi sono inventato questo blog.

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Responses

  1. Passeggiando per FB ho rinvenuto un tuo commento a Gigi Pasciari e sono felicissimo di averti ritrovato. Ho rivisto la pattuglia scout in cui ti conobbi e ebbi modo di apprezzare subito la tua intelligenza, la tua bella scrittura.
    Non so dove vivi ora ma so che, essendo solo impegnato in ciò che hai sempre coltivato con sapienza ed amore, potrò contare su di te per districarmi nella giungla del Comune di Nola nella quale hanno voluto infilarmi a 63 anni in qualità di Consigliere Comunale di “Città Viva” -Alternativa progressista – della quale mi farà piacere parlarti.
    Intanto, ti inoltro richiesta di amicizia su FB.
    Carissimi saluti.
    Luigi Conventi
    PS: ora tu, io e Luigi Pasciari potremmo battezzare un asino cillenico (ricordo bene?).

    • È diffusissimo in tutta Italia il detto che tre persone con lo stesso nome possono battezzare una asino, ma qual’è l’occasione od il motivo per il quale si rende necessario il rito?
      Qual’è l’origine del detto?
      Qual’è poi la procedura?

      • Mi spiace, non conosco la risposta. Magari qyalcuno, se capita su questo blog, potrà illuminarci

  2. L’asino è un po’ duro di comprendonio. Il detto deriva dal fatto che per insegnare il proprio nome all’animale fosse necessario farlo pronunciare da più persone e magari accompagnare da qualche bastonata. quindi la versione esatta dovrebbe essere quella che tre persone pronuncino lo stesso nome e non che si chiamino uguale. Il detto ha poi subito storpiature fino ad arrivare a quella che tutti conoscono.

    • Grazie Annarita per il tuo chiarimento

  3. Grazie Annarita
    Vedo solo ora il tuo commento, che tra l’altro, avevo posto il giorno del mio compleanno cinque anni fa. E ormai ci risiamo!.
    La tua spiegazione, che avevo già pubblicato su uno dei miei libri di detti romagnoli, mi conferma quanto già sapevo sul modo degli alpini di battezzare un mulo, ugualmente “duro di comprendonio”
    Ciao
    Mario di Forlì


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