Pubblicato da: luigivassallo | 15 giugno 2017

Quando la democrazia elegge un dittatore

QUANDO LA DEMOCRAZIA ELEGGE UN DITTATORE

Se è vero che, fino ad oggi, la democrazia è la forma migliore per l’esercizio della sovranità popolare, è anche vero che essa non è automaticamente garantita da un suo esercizio antidemocratico, volto al suicidio di se stessa.

Hitler fu eletto democraticamente, e sappiamo tutti che fine fece la democrazia sotto di lui e che fine avrebbe fatto nel mondo intero se avesse vinto la guerra.

Erdogan in Turchia è stato eletto e confermato democraticamente, e sappiamo tutti che fine fanno sotto di lui quelli che non l’hanno votato.

Orban in Ungheria è stato eletto democraticamente, e sappiamo tutti che fine fanno sotto di lui principi irrinunciabili della democrazia europea come quello della solidarietà e della condivisione.

Qualcuno ci mette anche Trump, che certo ha un tasso di democraticità nel suo DNA piuttosto basso, ma si trova fronteggiato, almeno per ora, da robusti anticorpi della democrazia americana.

Può accadere, dunque, anzi è accaduto, che un dittatore fondi la sua strategia di distruzione della democrazia proprio sul risultato democratico di un democratico esercizio di voto. Quando poi la catastrofe  si compie, con la distruzione della gloria del dittatore e delle basi materiali e morali del suo Paese, allora la coscienza democratica, risvegliandosi dal sonno della ragione e recuperando così, o illudendosi di recuperare, la propria verginità, addebita al dittatore e ai suoi stretti collaboratori tutta la colpa della catastrofe.

Ma a questo punto la denuncia spietata di Karl Jaspers nel 1945 contro le colpe di tutti i  tedeschi ci impedisce di metterci tranquilli  per aver trovato nel dittatore il responsabile della catastrofe. Perché – ci ammonisce Jaspesr – c’è sì una  colpa criminale (di chi ha fatto il male), ma c’è anche una colpa politica (di chi col suo voto ha consentito ad altri di fare il male) e c’è una colpa morale (di chi, col suo silenzio e magari girando la testa, ha lasciato gli altri liberi di fare il male).

Fin qui lo scenario tragico della grande storia. Ma questo scenario si ripete a volte, come farsa e non come tragedia, anche nel nostro piccolo, alla periferia della storia.

Potrebbe accadere, infatti, ma è solo una congettura ipotetica, che in un’Associazione alla periferia del mondo venga eletto democraticamente uno (o una) che nel suo DNA non ha nemmeno una cellula di democraticità. Costui (o costei) potrebbe, una volta eletto, dare sfogo alla sua natura antidemocratica, sequestrando le decisioni degli organi collegiali, impedendo il confronto democratico, facendo strame di ogni pluralismo, utilizzando sistematicamente la menzogna e la calunnia contro gli oppositori.

Se, ipoteticamente (DIO NON VOGLIA!!!) dovessimo imbatterci in una simile caricatura macchiettistica di dittatore, saremmo tentati di gettargli addosso la croce di tutta la colpa della distruzione della democrazia nella nostra Associazione. Ma sbaglieremmo, perché, come ci ricorda Jaspers, se è vero che un tale omuncolo (o una tale omuncola) ha la vocazione alla colpa criminale, è altrettanto vero che quelli che lo fiancheggiano hanno la vocazione alla colpa politica o alla colpa morale, e quindi sono suoi complici.

Che consiglio dare a chi (ipoteticamente) dovesse vedere l’Associazione, alla quale ha dedicato tempo e energie, violentata da saltimbanchi cacciati a fischi dai palcoscenici di avanspettacolo di periferia?

Suggerirei (ovviamente, in questo caso ipotetico) l’arma finale che il grande Eduardo propone ai popolari napoletani contro la macchietta del prepotente di turno. CLICCATE QUA:

https://www.youtube.com/watch?v=gkrnK0igAP0

 

 

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