Pubblicato da: luigivassallo | 7 settembre 2015

Ecco che significa che i tedeschi hanno fatto i conti col nazismo

Alla fine della seconda guerra mondiale Karl Jaspers, che era stato allontanato dall’insegnamento universitario dai nazisti per essersi rifiutato di divorziare dalla moglie ebrea, fu riabilitato all’insegnamento e, come suo primo compito, si dedicò a parlare alla Germania, che stava soffrendo, nelle dure imposizioni dei vincitori, le conseguenze della guerra e degli stermini voluti dai nazisti. Ai tedeschi Jaspers disse che la sopportazione delle sanzioni, anche da parte di chi non aveva appoggiato il nazismo, era l’unica via per la purificazione, senza la quale non avrebbero avuto diritto alla libertà politica e alla pari dignità con gli altri popoli. La purificazione dalla colpa che aveva macchiato tutti i tedeschi sia quelli che avevano appoggiato Hitler, sia quelli che lo avevano sopportato a malincuore, sia quelli che avevano tentato di osteggiarlo: “Che noi siamo ancora vivi, questa è la nostra colpa”, così concludeva Jaspers.

I tedeschi gli diedero ascolto e così oggi la Germania è il Paese europeo che dimostra coi fatti di avere una visione dei problemi che non sia solo autoreferenziale ma tenti di allargarsi a un’ottica comune europea. E’ stato così quando la Germania si è fatta paladina sul piano economico di una discutibile difesa rigorosa di una politica dell’austerità in nome del rispetto delle regole comuni, che altri Paesi, dopo averle votate, chiedevano di ammorbidire in nome di una presunta identità nazionale. E’ così oggi quando la Germania si impone sulla scena della tragedia dell’immigrazione riaffermando i principi di solidarietà su cui è nata (o dovrebbe essere nata) l’Unione Europea e offrendo ai partners europei un modello di politica internazionale che svergogna gli atteggiamenti contro gli immigrati assunti dagli europei dell’est, anche se questi vengono esaltati in Italia non solo dalle minoranze neonaziste ma anche dai populisti criptofascisti che aizzano gli umori peggiori pur di raccattare voti.
Ma in Italia i conti col fascismo non si sono fatti. Non c’è stato un monito impietoso come quello di Karl Jaspers, anzi si è usata la Resistenza (gloriosa manifestazione di scelta di campo di una minoranza) per coprire con una foglia di fico la vergogna di chi era stato fascista convinto e di chi se ne era stato in disparte in attesa di salire sul carro dei vincitori. Così, dopo una breve fase della nostra storia, nella quale sembrava che tutti i fascisti fossero morti insieme con Mussolini, i fascisti rialzarono la testa e la voce, ma soprattutto riprese diritto di parola la “pancia” fascista del nostro popolo (quella della cultura del “me ne frego”), non solo nei bar, ma nelle piazze, nelle amministrazioni pubbliche, nelle scuole, nelle scelte di politica della classe dirigente. Non è che in Germania non ci siano gruppi neonazisti o tentazioni di “tornare” ad Hitler, ma in quel Paese queste tentazioni non trovano megafono nella stampa e nella TV, anzi a volte provocano licenziamenti di dirigenti anche di industrie private, come è accaduto a chi ha cercato di negare il crimine della Shoah. Poi è anche vero che la politica tedesca di apertura agli immigrati, che oggi ci commuove e ci fa ancora sperare in un’Europa solidale, incontra gli interessi economici degli industriali tedeschi che hanno bisogno di nuova manodopera per le aziende in espansione e si rivela una soluzione alla crisi demografica, ma questi valori aggiunti dell’immigrazione (manodopera e incremento demografico con effetti sui contributi per pagare le future pensioni ad esempio) non è proibito che abbiano interesse anche per gli industriali e per i politici non tedeschi.
Poi è anche vero che in Germania l’etica protestante e il gusto di fare le cose a regola d’arte fanno sì che l’apertura agli immigrati non si riduca a una buonistica accoglienza in cui ognuno (volontari e immigrati) viene lasciato a se stesso e alla propria improvvisazione: assistiamo in Germania all’incontro tra lo slancio popolare verso chi ha bisogno d’aiuto e l’organizzazione statale che all’accoglienza, decisa politicamente, dà la struttura di accoglienza dignitosa e proiettata in una visione di integrazione degli immigrati. Ma c’è qualcosa in Italia che impedisce che anche da noi l’accoglienza non sia affidata solo alla generosità spontanea di credenti e non credenti ma acquisti anche una dimensione organizzativa rigorosa senza diventare mangiatoia per clientele criptomafiose?
Tutto questo per dire che, quando mi capiterà, continuerò come nel passato a denunciare i crimini nazisti della Shoah (che coinvolsero i gerarchi nazisti ma anche migliaia di banali funzionari, che collaborarono senza imbarazzo, ognuno con un proprio compito, allo sterminio di ebrei, zingari, omosessuali, antinazisti, slavi) e la ferocia con cui l’esercito tedesco (non solo le squadre naziste) tentarono di reprimere la nostra Resistenza, torturando, massacrando, incendiando, distruggendo. E, però, non dovrò dimenticare di aggiungere che i tedeschi, come stanno dimostrando in questo scorcio d’estate 2015, i conti col nazismo hanno saputo farli, mentre noi italiani quelli col fascismo (che, tra l’altro, fu preso anche a modello da Hitler) non li abbiamo ancora fatti.

Annunci

Responses

  1. L’ha ribloggato su Pino Mario.

  2. […] Sorgente: Ecco che significa che i tedeschi hanno fatto i conti col nazismo | Ipse Dixit […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: