Pubblicato da: luigivassallo | 28 dicembre 2014

La democrazia non è solo diritti

Lo storico greco Polibio, vissuto nel II secolo prima di Cristo, nel sesto libro delle sue Storie, richiamandosi a Platone e altri filosofi, cerca di dare sistemazione a una teoria della trasformazione delle forme di governo. Dalla monarchia, che degenerando a causa di mali ad essa connaturati, si trasforma in tirannide, all’aristocrazia, che, dopo aver sostituito alla tirannide il governo dei migliori, degenera in oligarchia cioè nel governo di pochi (non necessariamente i migliori), alla democrazia, che, nel nome del popolo sovrano, abbatte il governo dei pochi, ma poi degenera in oclocrazia cioè nel governo di una massa priva di valori fondanti che prelude al ritorno del potere di uno solo.
Ognuna di queste forme di governo ha, secondo Polibio, caratteristiche peculiari e rischi congeniti nel proprio DNA che ne favoriscono la degenerazione. In particolare, la democrazia, secondo Polibio, non si realizza quando la massa è padrona di fare tutto quello che vuole e progetta, ma quando la sovranità popolare si fonda sulla fedeltà alla tradizione, sulla venerazione degli dei, sul rispetto dei genitori e degli anziani.
Traducendo in maniera più moderna il linguaggio di Polibio, possiamo dire che per lui la democrazia non è la libertà di fare quello che si vuole, ma la libertà di agire all’interno di regole comuni nelle quali sono confluiti i valori fondanti e il percorso storico della democrazia stessa.
Detto di noi italiani, la democrazia sta solo nel solco della Costituzione, nella quale confluiscono la nostra storia e in particolare le epopee del Risorgimento e della Resistenza e confluiscono i valori fondanti del nostro stare insieme come cittadini cioè come persone che hanno un’identità comune.
Questi valori fondanti, senza i quali non c’è democrazia (ossia sovranità di un popolo) ma solo oclocrazia (cioè libertinaggio di massa senza regole e senza identità), sono, stando alla nostra Costituzione:
1. Riconoscere la nostra storia. Perché non si è popolo ma solo aggregato informe di individui scollegati se non si riconoscono nel nostro passato le tracce profonde del nostro essere italiani oggi: dall’eredità mediterranea (cioè dall’influenza della cultura greca, latina e giudaico-cristiana combinate tra loro) che fa di noi gli eredi di un cultura dell’accoglienza e della contaminazione, che è il contrario dei muri che si vorrebbero erigere per paura contro l’”invasione” di altri popoli; alla generosità di intellettuali, borghesi, studenti, operai che sognarono di unificare l’Italia e per questo sogno diedero la vita, mescolandosi senza pregiudizi (nonostante le difficoltà dei dialetti) tra liguri, piemontesi, lombardi, veneti, romani, napoletani, siciliani ecc.; alla testimonianza di dignità che nella Resistenza contro nazisti e fascisti seppero dare donne, uomini, militari, semplici cittadini, ragazzi, operai, intere città. Una storia che bisogna abituarsi a riconoscere ad alta voce, anche se in essa non mancano ombre accanto alle luci: un albero senza radici non può continuare a vivere.
2. Il lavoro, come fondamento irrinunciabile della Repubblica democratica: come tale, questo fondamento irrinunciabile dovrebbe improntare tutte le leggi che il Parlamento emana nel nome del popolo sovrano. Se questo non accade, se ci sono leggi che non affondano la loro legittimità nel fondamento del lavoro, è a rischio la democrazia.
3. Diritti congiunti a doveri, perché i diritti dei singoli e dei gruppi soni inviolabili ma, contemporaneamente sono inderogabili i doveri che tengono unita la comunità cittadina: i doveri di solidarietà politica, economica e sociale. A volte i diritti dei singoli e dei gruppi configgono con quelli di altri singoli e gruppi; allora c’è bisogno di trovare una mediazione, una sintesi o un percorso ordinato nel quale sia garantita la coesistenza dei diritti di tutti. Pretendere di rivendicare ad ogni costo il proprio diritto, anche quando si è in minoranza, senza tener conto dei diritti altrui non è democrazia, è affermazione del proprio particolare, talvolta in contrasto con l’interesse generale o, comunque, col rispetto delle leggi democraticamente e legittimamente promulgate. Solidarietà politica, economica e sociale è il fondamento di una democrazia ordinata. Questa solidarietà, ovviamente, non deve significare dittatura della maggioranza, ma solo condivisione di un progetto, nel quale chi è minoranza oggi ha il diritto di crescere fino a diventare maggioranza. Anche perché – come ammoniva don Lorenzo Milani – quando un problema riguarda tutti, sortirne da soli è egoismo, sortirne insieme è politica: io aggiungerei che sortirne da soli è impossibile.
4. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge. Questa parità, solennemente affermata dalla nostra Costituzione, viene, però, ostacolata nella realtà concreta dalla specificità delle condizioni economiche e sociali dei singoli. Pretendere che, in base a questo principio solenne, un analfabeta e uno scienziato debbano essere tenuti nello stesso conto quando trattano problemi complessi come quelli riguardanti l’energia, la salute, le condizioni climatiche ecc. sarebbe una caricatura della democrazia. Analfabeta e scienziato hanno pari dignità sociale nel senso che ognuno di loro ha diritto di esprimersi ed essere ascoltato su come vorrebbe che fosse il mondo nel quale vive, ma le loro opinioni non possono avere lo stesso valore nel corso di una discussione scientifica, perché a uno mancano gli strumenti per fronteggiare alla pari l’opinione dell’altro. Nessuno d’altra parte pretenderebbe che chi non è capace di smontare un rubinetto a casa propria venga a casa nostra a rifare l’impianto idraulico. E allora, dobbiamo auspicare il governo dei migliori? È interesse della democrazia favorire l’emergere delle energie migliori in ogni campo, senza escludere nessuna dalla possibilità di emergere, cioè senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali : i migliori non saranno necessariamente gli stessi in qualsiasi campo e, in ogni caso, la bravura dei singoli (che fa la differenza nella riuscita o meno di un’impresa) in democrazia ha senso e valore solo in un progetto di benessere sociale fondato sul vincolo della solidarietà. Ecco perché la nostra Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di rodine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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Responses

  1. GRAZIE Luigi !
    La tua cultura e saggezza mi confortano nel guardare al futuro con fiducia e speranza. La tua azione di informazione è importantissima.

    Buon Anno !

    Paolo

    • si bisognerebbe dirlo ai nostri governanti! ciao luigi a te e famiglia auguro un anno pieno di gioia ! buon ‘anno!!!!!!!!!


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