Pubblicato da: luigivassallo | 5 agosto 2014

I rischi della scuola familiare

Si sta diffondendo in Italia la “moda” della scuola familiare come alternativa al sistema scolastico istituzionale. Questa moda, che si avvale di autorizzazioni disposte dalle nostre leggi e che, in molti genitori, non è priva di una riflessione pedagogica preventiva, presenta rischi che ritengo debbano essere presi in considerazione.

Voglio dire che, accanto a genitori che nei fatti mostrano autentiche competenze pedagogiche e didattiche che li farebbero apprezzare come insegnanti anche di altri oltre che dei loro figli (ai quali, semmai, la scuola familiare toglie solo la possibilità di incontrare figli di famiglie diverse per estrazione sociale e per orientamenti culturali, toglie cioè la possibilità di arricchirsi col confronto delle reciproche diversità), ci sono altri genitori che negano la Shoah; genitori che chiamano “banditi” i partigiani; genitori che credono che gli uomini non siano mai arrivati sulla Luna e che sia tutto un inganno messo in scena dalle autorità statunitensi; genitori che sono convinti che le donne siano inferiori per natura; genitori che vogliono curare l’omosessualità come una malattia; genitori che non trovano scandaloso che una processione religiosa renda omaggio a un boss mafioso; genitori che ritengono furbizia e non reato evadere le tasse; genitori che insegnano ai figli a fare nella vita quello che vogliono e a infischiarsene delle conseguenze; genitori che non vaccinano i figli perché credono che i vaccini provochino l’autismo; genitori che prestano fede a qualsiasi “bufala” giri sul web e che sono convinti che le affermazioni contrarie degli scienziati siano solo complotti delle multinazionali; genitori che considerano violenza i tentativi di insegnare a leggere, scrivere e far di conto ai bambini e alle bambine in età scolare, preferendo che queste abilità siano acquisite dai loro figli spontaneamente secondo un ritmo “naturale”, ecc.
Proprio perché i genitori non sono una categoria culturalmente omogenea è necessario che il loro diritto a formare privatamente (al di fuori delle istituzioni scolastiche) i loro figli sia contemperato col diritto dei figli alla piena valorizzazione delle proprie capacità personali e col diritto della nostra società a che tutti i suoi membri siano ancorati ai valori della Costituzione e siano in possesso di un nucleo irrinunciabile di sapere, saper fare e saper essere, senza il quale non si è cittadino a pieno titolo nel XXI secolo e la società stessa rischia di essere compromessa e resa instabile dalla presenza al suo interno di situazioni di emarginazione di fatto rispetto alla piena cittadinanza.
Non a caso l’art.3 della nostra Costituzione rimarca il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Uno di questi ostacoli è senza dubbio la casualità di nascere in famiglie che non si riconoscono nei valori della Costituzione o non hanno la capacità culturale di riconoscere valore alla società attuale pur nelle sue contraddizioni: a questa differenza casuale delle nascite, che incide non poco sul destino personale di ognuno, la Repubblica deve porre rimedio garantendo a ognuna e a ognuno un percorso formativo coerente con i valori della Costituzione e con i saper irrinunciabili nel XXI secolo.
Questo non vuol dire proclamare l’esclusività del sistema scolastico istituzionale: si può, infatti, riconoscere il diritto dei genitori di favorire la formazione dei figli come cittadini del XXI secolo anche al di fuori dell’istituzione scolastica, purché a questi figli siano garantiti gli stessi obiettivi minimi che l’istituzione scolastica è chiamata a garantire, almeno nelle intenzioni e nelle impostazioni del percorso formativo, a chi ha scelto di formare i propri figli in questa istituzione.
Il decreto legislativo 297/94, confermato da successivi decreti legislativi, riconosce ai genitori il diritto di istruire privatamente i propri figli col solo adempimento annuale di darne comunicazione all’autorità competente e di dimostrare di averne le capacità didattiche o economiche. Il decreto legislativo no prevede né una verifica sugli esiti del percorso formativo familiare né un elenco di obiettivi minimi che il percorso formativo familiare deve garantire agli allievi che lo seguono. A questa mancanza, che espone al rischio di gestioni familiari dell’istruzione in contrasto con i valori della Costituzione e con i nuclei irrinunciabili di saperi per una cittadinanza a pieno titolo, hanno provato a porre rimedio le circolari ministeriali che prevedono annualmente un esame per chi abbia seguito la “scuola familiare”. Ma una circolare non può sostituirsi a un decreto legislativo: così quei genitori, che hanno trasformato la richiesta dei dirigenti scolastici di sottoporre a esame i propri figli in una sorta di scontro fondamentalista e ideologico, hanno avuto buon gioco, sul piano del diritto, a motivare e difendere il proprio rifiuto dell’esame. D’altra parte, chiedere di sottoporre a una verifica con esame allievi per i quali non è stato previsto un programma sul quale si sarebbe dovuto sostenere l’esame è una pretesa che si regge poco, oltre che sul piano del diritto, sul piano della logica.
La questione, secondo me, va affrontata applicando alla scuola familiare la stessa libertà di insegnamento che si applica all’istituzione scolastica. Come la libertà di insegnamento riconosciuta dalla legge agli insegnanti riguarda solo la metodologia (che essi sono chiamati a scegliere liberamente e responsabilmente) ma non i contenuti dell’insegnamento, che devono essere coerenti con le linee guida nazionali, così la libertà di educare e formare in proprio i propri figli non deve essere stesa fino a consentire contenuti in contrasto con quelli proposti dalle linee guida nazionali. Pertanto il problema della verifica diventa attuale. Per questo è necessario che il testo del decreto legislativo che riconosce la “scuola familiare” sia integrato (non da una circolare ma da una legge) con l’obbligo per i genitori di garantire un elenco di obiettivi minimi e con l’obbligo si sottoporre i figli a una verifica del loro percorso formativo presso un’istituzione scolastica indicata dal direttore regionale.

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Responses

  1. Intervento lucido, razionale, come sempre. Lo condivido profondamente e pienamente.
    Aggiungo solo che, ferma restando la necessaria ispirazione ai valori della Costituzione, una scuola è tanto più ricca e formativa quanto più consente la contaminazione delle prassi, dei punti di vista, delle idee, delle culture.
    Grazie Luigi per non far mancare la tua lucida riflessione.
    Domingo

  2. TUTTE le scelte presentano rischi, anche quella di mandare un figlio a scuola, e io personalmente ho visto verificarsi tali rischi e diventare problematiche grosse sia come genitrice, sia come esperta esterna che lavora a scuola. Gli insegnanti, prima di essere tali, sono persone con opinioni, e ognuno ha la sua, e alcuni insegnanti potrebbero avere quelle idee “balzane” che lei elenca come prerogativa dei genitori; anzi, spesso le hanno e le trasmettono senza che nessuno controlli e valuti questo genere di “influenza”.

  3. Buongiorno. Non capisco questa parte del Suo discorso : “genitori che chiamano “banditi” i partigiani; genitori che credono che gli uomini non siano mai arrivati sulla Luna e che sia tutto un inganno messo in scena dalle autorità statunitensi; genitori che sono convinti che le donne siano inferiori per natura; genitori che vogliono curare l’omosessualità come una malattia; genitori che non trovano scandaloso che una processione religiosa renda omaggio a un boss mafioso; genitori che ritengono furbizia e non reato evadere le tasse; genitori che insegnano ai figli a fare nella vita quello che vogliono e a infischiarsene delle conseguenze; genitori che non vaccinano i figli perché credono che i vaccini provochino l’autismo; genitori che prestano fede a qualsiasi “bufala” giri sul web e che sono convinti che le affermazioni contrarie degli scienziati siano solo complotti delle multinazionali; genitori che considerano violenza i tentativi di insegnare a leggere, scrivere e far di conto ai bambini e alle bambine in età scolare, preferendo che queste abilità siano acquisite dai loro figli spontaneamente secondo un ritmo “naturale”, ecc.”. Quando si riferisce a questo “tipo” di genitori, Lei parla di genitori di homeschoolers o di genitori di bambini scolarizzati? Perché tale normalitá e follia si puó vedere ovunque !!!!!!! Alla “differenza casuale delle nascita” si deve porre rimedio ?!?! Sará Lei a farlo ? Con quali metodi ? I forni crematori ? ” la libertà di educare e formare in proprio i propri figli non deve essere stesa fino a consentire contenuti in contrasto con quelli proposti dalle linee guida nazionali. ‘” La libertá non deve essere stesa? La libertá e’ libertá , ed i contenuti con cui i genitori che scelgono la educazione parentale saranno ampi fino a giungere alla Sua triste rete di confine del Suo giardinetto istituzionalizzato. Inoltre, e non ultimo : ma non e’ Lei che ha una figlia che ha scelto la scuola familiare per i Suoi nipoti ?!?!?!? Mi aspetto naturalmente che il mio commento non venga condiviso.

    • Cito da Camilla:
      “…ma non e’ Lei che ha una figlia che ha scelto la scuola familiare per i Suoi nipoti ?!?!?!?”

      Immagino che sia proprio per questo che mio padre ne parli nel suo blog. Non riuscendo a dialogarne direttamente con me, ha aperto un dialogo allargato 😉

      Del resto, proprio “grazie” al fatto che noi facciamo educazione parentale e apprendimento spontaneo, mio padre per la prima volta è venuto a contatto con queste idee e questo mondo, a tratti restandone alternativamente turbato, affascinato, incuriosito… Mi ha pure sostenuta e appoggiata (potrei dire difesa) davanti agli assistenti sociali a cui siamo stati denunciati per aver scelto di non far sostenere a nostra figlia l’esame d’idoneità annuale.

      Tuttavia ha continuato a nutrire i suoi dubbi e a definire certe scelte “fondamentaliste”. Credo che la sua paura sia proprio che persone “sbagliate” possano approprarsi di questo strumento (il diritto di istruire direttamente i propri figli) per inculcargli “valori” anticostituzionali.

      La questione però secondo me è che la scuola – e questo è stato largamente dimostrato – non ce l’ha il potere di EDUCARE. Al massimo istruisce…SE istruisce. Ma il potere della famiglia d’origine rimane forte pure se i figli vanno a scuola. E se uno si ritrova con dei genitori neo-nazisti o altro, a poco serve andare a scuola.

      Del resto, non dimentichiamolo, i giovani autori di crimini come il dar fuoco a un’immigrato o l’abuso sessuale della propria compagna di classe, sono ragazzi che vanno a scuola che ci sono sempre andati e che pigliano pure bei voti!!!!! Tant’è vero che è un classico il commento dei professori: “Ma come? Non ce lo saremmo mai aspettato? Proprio lui????!!! Un così bravo ragazzo!!! Aveva tutti ottimi voti!”

      Però mio padre nel calderone dei “genitori pericolosi” per le loro idee ci mette pure quei genitori che “credono che i loro figli possano apprendere da soli” e questo è il principio che sta alla base dell’apprendimento spontaneo che ha autorevoli pedagoghi che lo sostengono e quei genitori che non vaccinano i figli perché credono a qualsiasi bufala e su entrambi questi argomenti mio padre dimostra di saperne veramente poco e lo invito a documentarsi a fondo prima di parlarne.

      Papà, vedi di non cancellare pure questo mio commento 😉

      baci

      sole

  4. Ammesso che siano proprio quelli da lei enunciati i valori fondanti di una educazione sana, mi domando: ci sono circolari ministeriali che hanno provato a porre rimedio alle mancanze che espongono al rischio di gestioni scolastiche dell’istruzione in contrasto con i valori della costituzione e con nuclei irrinunciabili di saperi per una cittadinanza a pieno titolo? Dal mio personale punto di visto le varie riforme non hanno cambiato un gran che. Crede che un esame annuale per chi abbia seguito la “scuola familiare” possa davvero controllare obbiettivi così importanti dello sviluppo della persona come quelli da lei sopracitati quando gli esami che la scuola conosce perseguono in linea maggioritaria obbiettivi di tipo nozionistico? Riconosco in lei un appassionata adesione ai principi fondanti dell’istituzione scolastica quindi credo che sia davvero difficile comprendere che una famiglia che sceglie l’homeschooling lo fa soprattutto perché ripudia il metodo “esaminativi” su cui la scuola si fonda. Se la scuola volesse incontrare chi fa educazione a casa credo proprio abbia trovato proprio il modo più difficile, potrebbe cercare di proporre altre forme di contatto. Sono perplesso riguardo al termine “fondamentalista” che lei ha scelto per definire coloro che fanno homeschooling rimanendo fedeli al principio di base di non farsi esaminare ed ispezionare da un’istituzione di cui non riconoscono la validità. Credo che i fondamentalismi sono ben altri, molto più pericolosi ed anticostituzionali della coerenza con cui gli homeschooler perseguono i propri principi educativi democratici. Il mio punto di vista è che se uno cerca un’ alternativa a qualcosa che non condivide è difficile che poi lasci sottoporre al suo verdetto la validità del proprio operato. Come se a scuola insegnassero i professori ma poi in ultima analisi i genitori decidessero bocciatura o promozione con un esame ai propri figli pur non avendo partecipato direttamente alla loro vita scolastica. Ma se lo immagina? Conoscendo da vicino gli home schooler italiani credo che siano di fatto un movimento consapevole e all’avanguardia dal punto di vista educativo ed è un vero peccato che la società, per paura dell’innovazione, non abbia gli strumenti per vederlo e riconoscerlo. Il fenomeno dell’educazione parentale non riguarda una fascia sociale di famiglie a rischio o soggette a degrado sociale, pertanto trovo ingiustificato il clima di sospetto a cui vine sottoposta. In altri paesi dove l’homeschooling ha una tradizione più consolidata non sono mai stati documentati effetti dannosi per lo sviluppo dei bambini ed il loro futuro di adulti. La mia idea invece è che in tutte le scuole in cui ho lavorato si perpetua un’idea di democrazia troppo poco profonda rispetto al bisogno di rinnovamento che urge in questo mondo. Credo che la scuola non sia l’ente con le competenze adeguate -per esempio in ambito psicologico- per valutare in modo attendibile lo sviluppo e la maturazione dei bambini che non frequentano la scuola, proprio perché a monte la scuola ha fatto la scelta di sostituire “l’educazione globale” di bambine e bambini, con un concetto di istruzione troppo burocratizzata che investe solo su metà del loro cervello e di quello dei loro insegnanti; l’ emisfero destro del cervello è l’illustre assente della scuola. La scuola ha mutilato e continua a mutilare bambine i bambini della loro parte più creativa. Sa perché la scuola secondo me odora di vecchio? Perché le innovazioni culturali provengono sempre dal di fuori degli ambienti accademici e, solo a fatica, con un pesante ritardo, queste innovazioni sono ammesse, purché sia sempre la scuola stessa ad avere il verdetto ufficiale su ciò che è cultura e ciò che non lo è. Saranno per lei bufale di internet, per me invece sono esperienze tangibili vissute sulla mia pelle e sulla pelle dei miei figli. La libertà d’ insegnamento e d’apprendimento che rivendico è molto più che nei metodi, quanto nei contenuti, proprio perché il “contenuto” preponderante della scuola è che disattende clamorosamente gli annali della pubblica istruzione ovvero le indicazione per il curricolo della scuola. Perché uno stato sia veramente al servizio del cittadino (e del campagnolo) forse ci vorrebbe un organismo al di sopra delle parti, magari composto proprio dagli stessi tipi di esperti che hanno redatto le indicazioni ministeriali, per valutare se chi opera in campo educativo, siano essi scuole o famiglie, rispettino veramente i principi delle belle indicazioni ministeriali. Ma ancor meglio sarebbe che questi organismi più che valutare dall’alto, si occupassero di fornire vere opportunità culturali sia ai bambini scolarizzati che a quelli non scolarizzati in modo che, le famiglie come le scuole, siano profondamente ed autenticamente connesse con la vita culturale della comunità. Mi sembra invece che la riduzione all’osso da parte dello stato della qualità e della quantità d’ investimento nulla scuola sia il metro di quanto un genitore possa avere fiducia nel cedere le proprie responsabilità educative all’istituzione. L’educazione parentale non è per tutti perché per molte famiglie la scuola è un’alternativa o un’integrazione valida alla naturale cura dei figli, a condizione però che possa essere scelta liberamente. Il problema è quando il diritto positivo, ovvero il potere dello stato, si sostituisce al diritto naturale e ai diritti umani e così, occuparsi direttamente dei propri figli senza l’intervento di un’ istruzione, diventa un atto quasi sovversivo per l’ordinamento sociale. Il diritto positivo dovrebbe scaturire direttamente dal diritto naturale di sovranità personale quando ciò non avviene credo proprio che sia stato piantato il primo seme per creare un mondo di schiavitù. La ringrazio infinitamente per l’interesse che lei ha dedicato a quest’argomento, credo che sia davvero nobile che un interesse così vivo, parta proprio da un dirigente scolastico. igor

  5. errata corrige:
    nella nella frase:
    “se la scuola volesse incontrare chi fa educazione a casa credo proprio abbia trovato proprio il modo più difficile, potrebbe cercare di proporre altre forme di contatto”.
    Si ripete erroneamente la parola “proprio”.

    mi scuso anche perché nella seguente frase, in conclusione del mio discorso c’è un errore di battitura.
    ” Il problema è quando il diritto positivo, ovvero il potere dello stato, si sostituisce al diritto naturale e ai diritti umani e così, occuparsi direttamente dei propri figli senza l’intervento di un’ istruzione (sostituire con istituzione), diventa un atto quasi sovversivo per l’ordinamento sociale.”

    anche la parola esaminativi è scritto al plurale anziché singolare

  6. A rega’ mi sembra che molti commentino senza aver letto o, peggio, leggendo e non capendo (il che sarebbe un pessimo “spot” qualunque cosa si sostenga).

    Buona scuola (di qualunque tipo) e buone letture (critiche) a tutti.

    • Grazie signor Gioacchino! Chiedo scusa! Io ho anche riletto e mi sembra di aver capito bene! Io vedo solo delle opinioni diverse e abbastanza chiare. Riassumendo molto il confronto direi che è andata così: Il dirigente Luigi Vassallo ha spiegato perché è favorevole agli esami obbligatori per chi fa home schooling e chi fa homeschooling spiega i suoi motivi per cui è contrario. Sbaglio? Credevo che chi ha letto avesse capito bene. Se non è così ci faccia capire lei per favore, sono molto curioso di imparare da diversi punti di vista. In oltre sarebbe così gentile da rivelare anche a noi, che non abbiamo capito, quali sarebbero le sue letture critiche sull’argomento? Grazie mille, Igor

  7. Articolo ridicolo, basta pensare all’esordio: “questa moda”…. ma per piacere. Guardate il resto del mondo poi ne riparliamo, se ritenete che la nostra scuola si superiore state messi davvero male…


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