Pubblicato da: luigivassallo | 14 ottobre 2012

La manutenzione delle parole: Libero – Libertà

La manutenzione delle parole

Libero – Libertà

Le parole veicolano idee e comportamenti. Perciò, come tutti i veicoli (dalla bicicletta all’auto all’aereo ecc.) devono ogni tanto essere revisionate e sottoposte a manutenzione. Perché, altrimenti, può succedere quello che succede quando un’auto frena di botto sull’asfalto bagnato.

Le parole, come tutti i veicoli, si usurano col tempo ma anche perché vengono a volte usate male. Non solo quando vengono violentate nella grammatica, nella sintassi o nella semantica (per fare un esempio, pensiamo a “piuttosto che” ormai diffusamente e abusivamente usato nel significato di “oppure”), ma soprattutto quando da giornali e TV vengono “urlate” senza misura (“catastrofe”, “guerra” ecc. per parlare di fenomeni climatici o di scontri politici sul terreno economico-sociale e così via).

Ci vuole, dunque, un po’ di sana e sensata manutenzione.

Una manutenzione del genere la faceva nell’antica Atene (V – IV secolo prima di Cristo) Socrate, il quale si era dato la missione (o credeva di averla ricevuta da una voce divina nella sua coscienza) di avvicinare tutti coloro che credevano di sapere qualcosa e di interrogarli sui fondamenti del loro sapere. Il dialogo si concludeva sempre con la scoperta che chi credeva di sapere non sapeva proprio niente di ciò che conta e questa era per Socrate una grande conquista, perché sapere di non sapere è il primo passo per mettersi a cercare la verità. Socrate finì condannato a morte con l’accusa di corrompere i giovani con questo suo mettere in discussione le certezze acquisite.

Un’analoga manutenzione potrebbe farla la scuola se accettasse di essere un luogo di ricerca aperta (dove si pongano domande di senso) più che un luogo dove si ripetono e si tramandano risposte precostituite.

In ogni caso ci sono parole che hanno bisogno urgente di manutenzione, altrimenti continueranno ad ammalarci. Penso a parole come io, libertà, diritti, giusto, sbagliato, natura, contro natura, bene, male. Parole che ci sono familiari quanto a uso e suono ma che, messe in manutenzione, potrebbero riservarci la sorpresa di significati contrari a quelli che noi crediamo usandole (o abusandole).

La manutenzione che propongo è un po’ come sottoporre un veicolo a test di verifica nelle diverse situazioni, sia ordinarie che straordinarie, per saggiarne l’affidabilità e, al tempo stesso, per verificare la capacità di chi guida di intervenire consapevolmente sul veicolo stesso.

Il test che faremo non si concluderà con istruzioni per l’uso ma solo con l’evidenziazione di quanto sarà emerso dalla verifica. Spetterà al guidatore decidere, sulla base dei dati raccolti dal test, quale condotta di guida adottare di volta in volta ovvero, fuori di metafora, come usare le parole senza farsene usare.

Il primo test riguarda la parola Libero – Libertà (chiacchierata di venerdì 12 ottobre 2012).

 

RIVENDICAZIONE DELLA PROPRIA LIBERTA’

Non sono forse libero di dire quello che penso?

 

Faccio come voglio io!

 

Il test di verifica ci pone subito il problema di saggiare che cosa significhi, per chi ha affermato con frasi del genere la propria libertà, l’espressione dico e penso liberamente e che cosa significhi l’espressione fare quello che voglio.

 

UN SIGNIFICATO DI BASE DI LIBERTA’

Chi rivendica la propria libertà con le frasi che abbiamo citate e che sono comunemente usate individuerebbe, probabilmente, la libertà nell’assenza o nel rifiuto di costrizioni esteriori e nel fare quello che si vuole, non quello che vuole un altro: come dire Nessuno può costringermi a fare quello che non voglio.

Dunque, la libertà consisterebbe nella possibilità di agire conformemente alla propria volontà e alla propria natura. Ma come si definisce e come si garantisce la propria volontà? E la conformità alla propria natura è sufficiente per dire che si sta liberamente scegliendo?

La fisica ci insegna che un corpo, se non trattenuto da un ostacolo, cade naturalmente verso il basso, mentre  la botanica ci insegna che un albero, lasciato libero di svilupparsi, cresce naturalmente  verso l’alto. Diremo che, dal momento che agiscono conformemente alla propria natura, il corpo che cade e l’albero che cresce stanno esercitando la propria libertà?

 

LA LIBERTA’ E’ ASSENZA DI IMPEDIMENTI

  • Se,a seguito di un incidente sono paralizzato, non ho la libertà di camminare.
  • Se sono inchiodato a letto da un febbrone, non ho la libertà di andare a ballare.
  • Se sono in carcere, non ho la libertà di andare domenica allo stadio.
  • Se la mia auto è in panne, non ho la libertà di guidarla fino a Genova.
  • Se a casa mi è saltata la corrente, non ho la libertà di scendere in cantina a prendere il vino.
  • Ma, se nella mia azienda si svolge un referendum su una nuova organizzazione del lavoro, cos’è che mi impedisce di votare come voglio? Il referendum è libero: i sostenitori del SI’ e quelli del NO hanno potuto fare liberamente propaganda tra i lavoratori; sulle schede il SI’ e il NO sono scritti con la stessa dimensione di caratteri; il voto si esprime in una cabina chiusa dove nessuno può controllarmi. Il padrone ha fatto sapere che, se vincono i NO, chiuderà la fabbrica. Io ho un mutuo da pagare e una famiglia da mantenere. Voterò come  vorrei votare? Voterò come dovrò votare? Voglio liberamente quello che penso? Penso liberamente quello che voglio?
  • La fabbrica in cui lavoro sta per essere chiusa dalla magistratura perché è assai inquinante e pericolosa per la salute dei cittadini. Se la fabbrica chiude, però, in tanti restiamo senza lavoro. Devo manifestare per la difesa della salute o per la difesa del posto di lavoro? In Italia le manifestazioni sono libere. In che modo posso esercitare la mia libertà?
  • Hai visto che fisico da urlo ha quell’attrice. Voglio fare proprio come lei: da domani mi affiderò alla dieta che pubblicizza in TV. Sono libera di fare le diete che voglio!
  • Se questo lo dice un esponente della sinistra (della destra) non può che essere sbagliato. Quindi scelgo di votare contro. Perché io sono libero di pensare con la mia testa!

 

SI PUO’ ESSERE LIBERI IN UNA  SOCIETA’ REGOLATA DA NORME?

Sono libero di fare ciò che non è proibito da leggi e regolamenti: Sono libero di non fare ciò che non è ordinato da leggi e regolamenti.

Ma che succede se leggi o regolamenti sono (o mi sembrano) ingiusti?

  • In una scuola elementare c’è la regola che i bambini indossino il grembiule. Non mi sembra una bella cosa, sono contraria, non metterò il grembiule a mio figlio. Sono libera di non rispettare questa regola del grembiule?
  • Sto correndo in auto a un appuntamento, sono in ritardo, non ci voleva questo semaforo rosso, io passo lo stesso. Cosa mi autorizza ad esercitare la mia libertà di passare col rosso?

Le costrizioni sociali sono sempre contro la libertà individuale? Cosa accadrebbe se tutte le costrizioni sociali fossero contestate dai singoli in nome della propria personale libertà? Se tutti passassero col rosso, dove finirebbe la libertà di quelli che passano col verde? Se ognuno rifiutasse di rispettare le regole che non gli piacciono, dove finirebbe la convivenza civile?

Se mi muovo a caso, come viene, rifiutando ogni “forma” precostituita, sto esercitando la mia libertà o sto solo facendomi guidare da impulsi occasionali?

Quando Socrate, condannato a morte ingiustamente ma legalmente, rifiuta di fuggire dal carcere per salvarsi la vita come gli chiedevano i suoi discepoli, sostiene che se si viola una legge, anche quando sia stata applicata male, si viola il fondamento stesso della società.

 

 

COSA SERVE PER ESSERE LIBERI?

Serva la possibilità di scegliere di fare o non fare una certa cosa. Una società democratica elimina progressivamente gli impedimenti a questo esercizio di libertà. Ma è sufficiente?

La legge, in Italia, consente a chiunque di viaggiare in aereo o su un treno ad alta velocità o di alloggiare in un albergo di lusso e, se qualcuno prova ad impedirmelo, incorre nelle sanzioni previste dalla legge a difesa del mio diritto. Tuttavia, se non ho i soldi per viaggiare o andare in albergo, la mia libertà resta puramente teorica. San Francesco può scegliere di farsi povero perché era ricco; un povero non può scegliere di farsi ricco togliendosi di dosso i panni di povero.

Quindi la libertà da è solo la premessa, un prerequisito,  per l’esercizio della mia libertà. Per un vero esercizio di libertà devo passare dalla libertà da alla libertà per, devo cioè acquisire i mezzi per praticare la libertà. I mezzi possono essere i soldi (nel caso del viaggio in aereo o del pernottamento in albergo), ma anche le competenze tecniche, le conoscenze, le capacità e persino l’autorità (per esempio l’autorità per decidere che gli alunni indossino o meno il grembiule a scuola).

 

MA E’ SEMPRE UN VALORE LA LIBERTA’?

Nella cultura tradizionale giapponese la figura del ronin è contrapposta a quella del samurai. Il samurai (letteralmente “l’uomo che serve”) mette la sua abilità di combattente al servizio di un signore, fino a identificare la propria dignità e la propria ragion d’essere nella sopravvivenza del suo signore. Il ronin invece usa la sua abilità di combattente per se stesso o perché non vuol avere un signore o perché, per una ragione o per l’altra, è stato da questo mandato via.

Il ronin è libero da regole e obblighi, ma vive da sbandato e vagabondo, spesso ai margini della legalità. Il samurai ha un codice d’onore da rispettare e se lo viola, anche solo in parte, il suo senso di vergogna lo porta fino al suicidio.

Accetteremmo di essere “al servizio” per rivendicare la nostra dignità di uomini? Preferiremmo vivere da vagabondi per partecipare della “libertà”? Moderni ronin nell’attuale Giappone possono essere considerati gli homeless (= i senza casa) che sono usciti dalla società  ordinata che garantisce dignità ai singoli e sono decaduti nella condizione quasi di “subumani”.

 

E’ POSSIBILE LA LIBERTA’ SENZA RESPONSABILITA’?

Non è questione di cosa faccio ma di come lo faccio. Che io faccia il bene o il male, sono libero solo se lo faccio consapevolmente, dopo aver scelto di farlo (il bene o il male), cioè solo evitando di agire sotto la spinta di impulsi incontrollati oppure, come spesso dicono gli studenti per giustificare le loro marachelle, senza farlo “a posta”.

Dunque è questione di libero arbitrio? Ma ce l’abbiamo il libero arbitrio, cioè la libertà di scelta?

Se non ho la libertà di scegliere non posso essere considerato moralmente responsabile delle mie azioni. Se c’è (o se credo in) un Dio onnisciente e onnipotente che, dall’eternità, sa tutto quello che farò prima ancora che io abbia cominciato a farlo, dove sta la mia libertà?

Se ha ragione la scienza a dire che ogni evento è solo il prodotto di una causa precedente a sua volta prodotta da altre cause e se io non sono altro che il prodotto della mia storia, come può essere libera una mia scelta?

Per essere liberi è sufficiente seguire le proprie preferenze (anche se queste sono state determinate da eventi precedenti) o bisogna essere capaci di scegliere anche contro le proprie preferenze? Faccio quello che voglio io è garanzia di libertà? E come no? IO VOGLIO. Ma IO chi?

IO, da un punto di vista biologico, è il coordinamento delle attività di miliardi di cellule e batteri utili alla nostra vita, mentre dal punto di vista culturale è il coordinamento di innumerevoli input e innumerevoli reazioni agli input, che di ognuno di noi fanno il prodotto della propria storia.

 

CONSULTIAMO UN PO’ DI ESPERTI

(CIOE’ FACCIAMOCI UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA DEL PENSIERO OCCIDENTALE PER CHIARIRCI O INGARBUGLIARCI LE IDEE SULLA LIBERTA’)

  1. Nel mondo greco-romano. In ambito politico libertà significa soprattutto autonomia della propria “città”: se questa è libera e non soggetta ad un altro stato anche i suoi cittadini sono liberi (ovviamente non è una libertà per tutti quelli che stanno nella città, non lo è per gli schiavi, non lo è per le donne). Questa libertà è fondata nelle leggi della città: i greci si vantano di essere liberi perché obbediscono solo alle leggi al contrario dei sudditi persiani che obbediscono a un signore. In ambito politico-religioso l’uomo è inserito in un ordine cosmico immodificabile: se riconosce quest’armonia l’uomo è libero; se invece tenta di sottrarsi ad essa e di costruirsi un destino diverso commette una sorta di peccato di tracotanza e incorre nella collera degli dei. Qualcosa di simile c’è nel verismo verghiano, nella metafora delle ostriche che o accettano di restare attaccate allo scoglio o , se provano a staccarsi, cioè se provano a cambiare vita, vengono travolte dalle correnti. Sul piano della responsabilità morale si va dalla posizione dei sofisti (che ritengono che la volontà umana non può avere colpe perché è soggetta alla casualità) a quella di Socrate (che – come ce lo racconta Platone – ritiene che il peccato non sia altro che l’involontaria conseguenza dell’ignoranza del vero bene alla quale si pone rimedio orientando l’intelletto a una vera conoscenza) a quella di Aristotele (che ritiene libero solo chi agisca in base a una conoscenza adeguata delle circostanze) a quella di Plotino (per il quale è libero solo chi alla conoscenza delle circostanze unisce la conoscenza universale del Bene ultimo).

 

  1. Nel pensiero cristiano. La libertà non è in opposizione alla schiavitù esteriore (non è la condizione sociale di libero o schiavo che fa la differenza); la libertà è una condizione che si oppone alla schiavitù interiore, quella del peccato. Per liberarsi dal peccato non basta l’intelletto (la conoscenza corretta) ma è necessario un intervento della volontà. La volontà, però, essendo stata corrotta dal peccato originale, non può produrre da sola la liberazione ma deve essere sostenuta dalla grazia divina. E qui si pone il problema di come conciliare libertà umana e grazia divina.

 

  1.  Nel pensiero laico moderno e contemporaneo. La libertà è una scelta concreta che, attraverso il dubbio, apre la via alla ricerca della verità (Cartesio). La libertà è assenza di impedimento al moto (Hobbes). La libertà è potere di agire (Locke, Hume). C‘è nella volontà dell’uomo sufficiente indipendenza? (Leibniz). L’uomo non è sostanza (cioè non è causa sui, non è causa di se stesso) ma solo un modo della sostanza, perciò può conseguire la liberazione solo riconoscendo la propria limitatezza e negando la propria individualità per concepirsi in unità con la legge universale della sostanza (Spinoza). Non possiamo fare esperienza della libertà, perché si fa esperienza solo nel mondo fenomenico, quello della conoscenza scientifica che è regolata dal determinismo; tuttavia, di fronte al “fatto di ragione” che negli uomini è presente la legge morale si postula (anche se non la si conosce) la libertà (Kant). La libertà è essenza razionale della realtà e della storia, realizzata nelle istituzioni politiche. Non si tratta di libertà degli individui ma di autocomprensione dello Spirito Assoluto che torna a se stesso (Hegel). La dimensione della libertà è radicalmente individuale nella contraddittorietà drammatica di aut aut (Kierkgaard). La libertà è un processo di liberazione economica, politica e sociale attraverso il quale si esce dal regno della necessità (quello del bisogno, della guerra, della lotta di classe) per approdare al regno della libertà (Marx). L’aspirazione umana alla libertà è sempre delusa. In questo consiste lo “scacco dell’esistenza umana” (Jaspers). L’uomo è condannato a essere libero perché la sua continua negazione del dato naturale non può trascendersi in un valore stabile e assoluto (Sartre).

 

CONCLUSIONE APERTA

Siamo partiti da quella che credevamo una “normale” rivendicazione della nostra libertà e da frasi che credevamo sicuramente evidenti nella loro semplicità: Non sono libero di dire quello che penso? Faccio come voglio io!

E ci siamo accorti che testare questo “veicolo” (queste parole) fa emergere non pochi problemi di cui non avevamo coscienza. Infine ci siamo rivolti ad esperti, che parlano un po’ difficile e forse, più che chiarirci, ci hanno ingarbugliato le idee e che, però, hanno contribuito a farci rendere conto che, se non vogliamo “farci parlare dalle parole” credendo di essere noi a parlare (cioè se non vogliamo ridurci ad essere un’appendice del veicolo che crediamo di guidare senza conoscerne granché), dobbiamo ripercorrere i nostri test di verifica e metterci a guidare con maggiore attenzione e consapevolezza.

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Responses

  1. Grazie, Luigi, per questa bella riflessione sulle parole =) Laura.


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