Pubblicato da: luigivassallo | 21 maggio 2012

Possiamo spiegarci il male?

Stavamo faticando a mettere ordine nello sconquasso di notizie sulla crisi e a trovare una ragione alla dittatura dei mercati e all’incapacità della politica non dico di contrastarli ma almeno di regolamentarli e di riportarli alla loro funzione di “mezzi” per la crescita individuale e sociale (mentre, come macchine ribellatesi ai loro “padroni”, stanno subordinando a se stessi i nostri concetti di sviluppo, di progresso e, tragicamente, di valore della vita umana). Stavamo cercando di capire chi sono gli “anonimi” che – dalla diabolicità impietosa dei mercati (con le loro sentenze di condanne per lavoratori senza lavoro e imprenditori senza credito e per interi Paesi sull’orlo del fallimento) – traggono comunque profitto, a conferma che, in mancanza di una buona politica e nell’ossequio generale alla mano libera del mercato, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, quando il male, che pretende di dare ritmo alle nostre giornate e alle nostre emozioni, ci ha afferrato alla gola sotto altre sembianze.

Dapprima la strage tentata e in parte compiuta davanti a una scuola. E allora la nostra rincorsa a spiegazioni per mettere ordine e, in qualche modo, tranquillità nelle nostre paure, perché da sempre l’umanità ha cercato le cause dei fenomeni per sottrarsi allo sbigottimento e all’insopportabilità del non trovare una spiegazione in ciò che accade: che sia una delle mafie? che sia un pezzo di mafia contro un altro pezzo? che sia la strategia terroristica? che siano i nemici della civiltà fuori del nostro Paese? che siano le schegge impazzite della crisi nel nostro Paese? che sia uno squilibrato isolato? Tentativi di capire per ridurre l’ansia e la paura di vivere in un mondo che non capiamo più.

E il giorno dopo è la volta della natura a schiaffeggiarci colpendo con un terremoto violento una regione d’Italia tradizionalmente poco interessata a questi fenomeni naturali. E ancora una volta il bisogno di capire, di avere una spiegazione, di metterci in qualche modo al sicuro dietro l’imbrigliamento di fenomeni che ci sorprendono e ci disorientano.

Ma troveremo mai una spiegazione definitiva al male che oggettivamente sta nella nostra vita? Il male delle crisi economiche che spezzano vite di individui e di famiglie e privano i giovani del diritto al futuro; il male di menti criminali o squilibrate (o criminali e squilibrate) che si arrogano il diritto di troncare l’esistenza di altri esseri umani; il male della natura che scatena le sue profonde energie per prendersi quasi una rivincita sanguinosa sulla nostra illusione di averla antropizzata.

Non ci resta che imbastire un tentativo di spiegazione: magari un capro espiatorio (in genere i governi vanno bene come capri espiatori sia per le crisi economiche che per le stragi che per i disastri naturali, perché c’è sempre qualcosa che i governi non hanno fatto o hanno fatto male); oppure un esercizio (un po’ disperato) di mettere d’accordo la propria fede in una divinità onnipotente con l’oggettiva e invasiva presenza del male (magari teorizzando che quella divinità tollera il male in vista di un bene superiore); oppure una visione non religiosa ma secolarizzata del progresso come superamento in prospettiva di quei mali che oggi appaiono invincibili ma che la storia ci insegna possono essere superati (ad esempio malattie una volta ritenute incurabili).

E se invece accettassimo i nostri limiti, compreso il limite che in certi casi non abbiamo spiegazioni complete ed esaustive di quello che accade e di quello che subiamo e che bisogna rassegnarsi a non sapere tutto (“State contente umane genti al quia, ché se possuto aveste saver tutto …” come scrive Dante) e ad accettare la propria adultità proprio nello sbigottimento senza conforto di fronte a certe manifestazioni del male, senza per questo lavarci le mani dalla responsabilità di cercare di porvi rimedio o di prevenirle con i nostri poveri mezzi?

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Responses

  1. La domanda sul male è la domanda sulla vita; esso appartiene alla vita più di quanto questa sembra voler appartenere al suo contrario; del resto la vita nel suo continuo darsi altro non è che negazione di se stessa; il senso del nostro stesso fondamento, per il quale non possiamo non dirci cristiani, infatti, è tutto racchiuso in questa negazione della vita come sua verità ; è con la morte che essa si realizza; è con il male, in quanto negazione della vita, che si realizza il bene, la vita autentica; eppure la storia insegna che il suo autentico sviluppo risiede nella rottura di questa relazione; l’origine sta nel superamento di questo circolo, nella capacità di pensare e di andare oltre il bene e oltre il male; forse lo stesso Cristo fu questo radicale oltrepassamento, e proprio in quanto radicale supertamento si pose come colui a cui guardare; a noi resta la responsabilità di questo sguardo, ma sopratutto il coraggio dell’oltrepassamento.In ogni caso, qualunque sia la strada che ci attende, qualunque sia il posto che ci ospiterà, dovremo sempre essere capaci di farci accompagnare dalla voce di quell’unico comandamento che meglio di ogni altro esprime la vera “rivoluzione”: ama il prossimo tuo come te stesso!


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