Pubblicato da: luigivassallo | 18 dicembre 2011

Dialogo al bar sul Natale con uno sconosciuto

Dialogo al bar sul Natale con uno sconosciuto

 

Me lo trovai all’improvviso accanto. Non so da dove fosse arrivato. Ero seduto al tavolino del bar e ripassavo mentalmente la lista dei regali che avevo voglia di fare o, in qualche caso, avrei dovuto fare anche senza voglia, per Natale. E lui attaccò all’improvviso a parlarmi senza salutare, senza presentarsi, senza chiedere permesso, insomma senza preoccuparsi di assicurarsi se io avessi o meno voglia di parlare con lui o con chiunque altro. E mi diede subito del “tu” con naturalezza, come se ci conoscessimo da tempo. E, quasi con altrettanta naturalezza, usai anch’io il “tu” con lui.

 

Lui      Tu come ti accorgi che sta per arrivare Natale?

Io        Basta guardare il calendario e vedi che mancano pochi giorni.

Lui      E se uno il calendario non ce l’ha? oppure, se non sa leggerlo? Checché se ne dica, gli analfabeti, soprattutto gli analfabeti strumentali, cioè quelli che non sanno usare gli strumenti comuni per orientarsi nel mondo, ci sono ancora, anche dalle parti nostre.

Io        E va bè. Anche un analfabeta, un analfabeta strumentale come dici tu, si accorge che in giro c’è un’atmosfera diversa dal solito, l’atmosfera natalizia appunto.

Lui      E come se ne accorge?

Io        Come? come se ne accorge? Ma basta guardare le illuminazioni natalizie per le strade e la gente che si aggira per spese e i negozi che si sono riempiti di merci da vendere in fretta e furia.

Lui      Nel mio paesino quest’anno ci sono poche luminarie e per giunta poco luminose. Il nostro Comune ha pochi o niente soldi e allora deve tagliare dappertutto sulle spese.

Io        E va bè. Ci saranno però anche al tuo paese i negozi e la gente che ci va per fare regali, per preparare il cenone e così via.

Lui      Al mio paese  i regali quest’anno saranno pochi a farli. La maggior parte o farà diventare regalo una spesa che avrebbe comunque dovuto fare: per esempio un paio di scarpe nuove per i figli o l’intervento del dentista che non si può più rimandare. Oppure scoprirà che più bello ancora che  fare o ricevere regali è stare insieme a raccontarsi qualcosa della propria vita, qualcosa che non si è ancora trovato il tempo di raccontare a figli e amici, qualcosa che cominciava a sfuggire alla propria memoria. Quanto poi al cenone, quelli che lo faranno mangiano le stesse cose quasi ogni giorno e hanno perso il sapore dell’attesa di un piatto insolito che si mangia solo a Natale. E quelli che il cenone non lo faranno, hanno già tutto l’anno il problema di mettere insieme pranzo e cena, sicché non si accorgeranno di non consumare il cenone natalizio.

Io        Ma scusa, che razza di Natale è senza regali e senza cenone?

Lui      Me lo sono chiesto anch’io, quando ho letto del primo Natale. Ma che razza di Natale è stato?  Una coppia di palestinesi in viaggio per un censimento, con lei che partorisce lungo la strada, senza madre o parente a farle coraggio nel travaglio. E poi tutt’e tre di nuovo in marcia a migrare verso un altro territorio perché sembra ci sia un pazzo sul trono che vuole morti tutti i bambini appena nati. Che poi noi chiamiamo pazzo chi fa cose che chiunque di noi potrebbe fare ogni volta che nell’altro vede un nemico: nemico è chi ha la pelle di un altro colore, nemico è chi ha un’altra religione, nemico è chi vota per un altro partito, nemico è chi viene da un altro paese. E i nemici fanno paura, bisogna eliminarli.  Oppure vanno via perché qui dove vivono la vita non è facile e già altri si sono messi in cammino per terre straniere con la speranza di farsi là una vita migliore. Non è la prima volta e non sarà l’ultima che uomini, donne e bambini vanno alla ricerca di un altro posto nella speranza di una vita migliore. Alcuni trovano la terra promessa e vi realizzano i loro sogni. Altri alla terra promessa ci arrivano ma scoprono che c’è un inferno simile o peggiore di quello dal quale sono scappati. Molti alla terra promessa non ci arrivano neppure perché muoiono nel viaggio della speranza e della disperazione.

Io        Ma rilassati. Non tormentarti con troppi pensieri. Fa’ un bel respiro. Prova a goderti un po’ la vita. Fatti una bella mangiata, magari scambia qualche regalo con gli amici, che so, un gadget tecnologico. In fondo è Natale. Se non ora, quando?

Lui      Hai ragione. E’ Natale. Se non ora, quando?

 

In quel momento arrivò il cameriere col suo taccuino per segnarvi le ordinazioni. Mi voltai verso il mio interlocutore per chiedergli cosa potessi offrirgli. Non c’era più. Guardai nella strada, a destra e a sinistra. Non lo vidi e rimasi in dubbio se non fosse stata tutta una mia fantasia.

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Responses

  1. Ancora grazie Luigi, anche per questo regalo.
    Un abbraccio.
    Maresa

  2. “Sempre devi avere in mente Itaca –
    raggiungerla sia il pensiero costante.
    Soprattutto, non affrettare il viaggio;
    fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
    metta piede sull’isola, tu, ricco
    dei tesori accumulati per strada
    senza aspettarti ricchezze da Itaca.
    Itaca ti ha dato il bel viaggio,
    senza di lei mai ti saresti messo
    sulla strada: che cos’altro ti aspetti?”

  3. Il seguente commento mi e’ arrivato da un’amica (Celestina) che non riusciva a inserirlo nel blog.

    Durante la mia infanzia era così e anche peggio: i nostri genitori non potevano proprio andare dal dentista, alla fine si ritrovavano totalmente senza. Fortuna volle che dopo gli anni 60 le cose cominciassero a migliorare e così riuscirono ad avere almeno una protesi.

    Io il primo panettone che mangiai avevo 12 13 anni: quella domenica timidamente chiesi a mio papà se mi coprava il panettone e lui, guardando il potafogli, entrò in panetteria e naturalmente prese quello più piccolo ma arrivati a casa mamma lo sgridò. In quel momento io mi riproposi che non avrei mai più chiesto nulla. Anche da questo si può dedurre quanto avremmo da raccontare ai ragazzi ,ma ne varrebbe la pena?

    CELESTINA

  4. Sì, Luigi, ne vale sempre la pena. Anche quando storcono il naso quando accenniamo ai nostri tempi, bisogna che sappiano che le nostre feste erano diverse. Bellissimo racconto. Ti auguro un sereno Natale, per quello che si può…

  5. No, Natale non è un’atmosfera. è l’attesa trepida dei cuori incorrotti dall’atmosfera! Buon Natale, Luigi!
    PIna

  6. “In questa sindrome neurologica le allucinazioni sono solitamente visive, parimenti elementari e complesse, ma non sono rare anche quelle uditive, olfattive e gustative, sono associate a contenuti emotivi quali il terrore e l’ansia, ma anche alla religiosità senile.”

  7. Grazie Gigiotto per questo fiore. Mi piacerebbe contraccambiare regalando a tutti voi due gemme; la prima è la leggenda di Natale di De Andrè; l’altra è la Glossa di Natale di Yourcenar, che vi allego in versione integrale qui sotto;

    La stagione dei Natali commercializzati è oramai alle porte.Per quasi tutti – a parte i miserabili che costituiscono masse di eccezioni – il Natale è una sosta calda e luminosa nel grigiore dell’inverno. Per la maggior parte degli odierni celebranti, la grande festa cristiana si riduce a due riti: comperare, in modo piú o meno obbligativo, oggetti utili o meno, e ingozzarsi, o ingozzare le persone della propria stretta cerchia, in un inestricabile miscuglio di sentimenti in cui entrano in parti uguali il desiderio di far piacere, l’ostentazione, e il bisogno di spassarsela a propria volta un poco. E non dimentichiamo, simboli antichissimi della perennità del mondo vegetale, gli abeti sempreverdi tagliati nel bosco e che finiscono di morire nel calore della nafta, e le funivie che scaricano gli sciatori sulla neve inviolata.
    Pur non essendo cattolica (se non per nascita e tradizione), né protestante (se non per alcune letture e per l’influenza di alcuni grandi esempi), e neppure veramente cristiana nel senso pieno del termine, non sono per questo meno portata a celebrare questa festa cosí ricca di significati, col suo corteo di feste minori, San Nicola e Santa Lucia, che sono feste nordiche, la Candelora e l’Epifania. Ma limitiamoci al Natale, una festa che è di tutti. Si tratta di una nascita, e di una nascita come dovrebbero sempre essere le nascite, quella di un bambino atteso con amore e rispetto, che porta in sé la speranza del mondo. E’ la festa dei poveri: un’antica ballata francese presenta Maria e Giuseppe a Betlemme mentre vanno alla ricerca di una locanda alla portata dei loro mezzi, respinti dappertutto per far posto a clienti piú illustri e ricchi, e alla fine insultati da un oste che “odia la povera gente” . E’ la festa degli uomini di buona volontà, come si affermava con stupenda espressione che in genere non si ritrova piú, purtroppo, nelle versioni moderne dei Vangeli? della serva sordomuta dei racconti del Medioevo che assisté Maria nelle doglie, di Giuseppe che scalda davanti a un misero fuoco i panni del neonato, e dei pastori impregnati del grasso della lana greggia e giudicati degni della visita degli angeli. E’ la festa di una razza troppo spesso disprezzata e perseguitata, dal momento che come bambino ebreo il Neonato del grande mito cristiano appare sulla terra (e uso qui beninteso la parola mito con rispetto, come la usano gli etnologi moderni, e come a significare le grandi verità che sono al di sopra di noi e di cui abbiamo bisogno per vivere).
    E’ la festa degli animali che partecipano al mistero sacro di questa notte, simbolo mirabile di cui san Francesco, con pochi altri santi, ha avvertito l’importanza, ma di cui troppi cristiani di taglia comune hanno negletto e trascurano di ispirarsi. E’ la festa della comunità umana, poiché è, ovvero lo sarà tra qualche giorno, la festa dei Tre Re di cui la leggenda vuole che uno sia un Nero, a simboleggiare cosí tutte le razze della terra che recano al fanciullo la varietà dei propri doni.
    E’ una festa di gioia, ma anche adombrata di patetico, poiché il bimbo che si adora sarà un giorno l’Uomo dei Dolori. E ‘da ultimo è la festa della stessa Terra, che nelle icone dell’ Europa orientale si vede spesso prosternata sulla soglia della grotta ove il bambino ha scelto di nascere, della Terra che nel suo procedere supera in questo momento il punto del solstizio d’inverno e ci trasporta tutti verso la primavera. E ciò spiega perché, prima che la Chiesa avesse fissato questa data per la nascita del Cristo, essa fosse già ai tempi ,antichi la festa del Sole.
    Si ha l’impressione che non sia male ricordare queste cose, che tutti sanno, e che tanti di noi dimenticano.
    (Marguerite Yourcenar, Il Tempo, grande scultore, 1976)

  8. vedi luigi io da piccina siccome eravamo in 6 che poi diventammo 9 più i genitori era da poco finita la guerra,papà nn lavorava si arrangiava vendendo sigarette come in molti in quei momenti,mamma vendeva fiori ed io aiutavo mamma,eravamo poveri molto di più… e nn mangiavamo mai la bistecca solo papà perchè era uomo,poi vennero i carabinieri proprio nel mentre mamma era andata in bagno,e siccome era vietato x i piccini avevo sei anni a nulla e valso dire che mamma era in bagno, mi portarono subito in collegio a firenze e x tre anni rimasi lì, devo dirti che ci stavo meravigliosamente bene nn mi mancava mai nulla! nemmeno i giochi.tornata a casa i figli erano 8 e come se nulla fosse successo… rincominciai ad aiutare mamma con il lavoro, al mattino a scuola e al pomeriggio aiutavo mamma a tirare avanti la baracca!.ricordo un giorno che mamma era disperata ed’eravamo vicini al santo natale e nn aveva che 990 lire di cui 500 x papà che lavorava ma lo stipendio era basso e i figli erano 9 nn sapeva proprio come fare???????? ma arrivò la mano di DIOOOOO E mi fece trovare un portafogli pieno di soldi francesi io avevo 12 anni nn scorderò mai più quei tempi!facemmo finalmente un natale in grazia di…DIO!CATIA . AUGURI A TE E FAMIGLIA DI GODERVI QUESTE SANTE FESTE!!!

    • Grazie Catia per questa tua testimoniaqnza.

  9. Catia, il tuo è un racconto autentico, una storia da pubblicare! Mi riscalda il cuore il tuo stile semplice e veritiero! Buon Natale a te e atutti gli altri amici che Luigi ha riunito col suo sapiente dialogo! 🙂

  10. E’ arrivato, quest’anno è diverso, si sente, si vede, si respira. Per me lo è ancora di più, mi sembra di essere diventata adulta all’improvviso, di aver perso quella “voglia di Natale” che mi ha accompagnato tutta la vita. Forse sono cresciuta e non credo più alle favole, o forse è arrivato il tempo di ricominciare, di ridare il giusto senso ad una festa che aveva perso il suo valore primario. Un Natale di crisi, ma crisi in fondo significa “cernere”, “vagliare” decidere cosa vogliamo finalmente essere, scegliere da che parte stare… ma il prof di italiano sei tu, correggimi se sbaglio. Buon Natale a te e a tutta la tua famiglia bellissima, buon Natale a tutti con la speranza di fare la scelta giusta.


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