Pubblicato da: luigivassallo | 11 settembre 2011

L’insegnante è insostituibile

DOVERI DI UN MAESTRO

Oggi, 12 settembre 2011, iniziano le lezioni nelle scuole della Liguria, nelle condizioni edilizie, finanziarie, di personale sempre più in contrasto con l’idea di centralità della scuola proclamata a parole da chi ha la responsabilità di dotare questa proclamata centralità di risorse certe ed efficaci. Ma c’è una risorsa, nella scuola e per la scuola, che, per quanto umiliata e mortificata, per quanto messa alla berlina sui mezzi di informazione che esaltano le deficienze che talvolta ci sono e tacciono le eccellenze e il faticoso impegno che sono ben più diffusi delle deficienze, continua tener fede alla sua “missione” di mettere in campo quel che è capace di fare per la crescita equilibrata degli studenti. Sto parlando della risorsa- docente, alla quale dedico questo post, richiamandone la centralità che Quintiliano le riconosce nella sua riflessione pedagogica .

Quintiliano (scrittore latino del I secolo dopo Cristo, ben noto a chiunque abbia studiato un po’ di pedagogia) delinea un profilo del maestro che possiamo ritenere valido ancora oggi e che gli insegnanti farebbero bene a tenere a mente come utile suggerimento, nonostante tutte le difficoltà che incontrano nel loro lavoro quotidiano (da parte delle famiglie, degli studenti, delle autorità pubbliche, della stampa e dei media sempre pronti a mettere in prima pagina il poco di marcio che c’è nella scuola e mai il tanto di buono che c’è).

Anzitutto assuma verso i propri allievi l’atteggiamento di un padre e faccia conto di subentrare nel ruolo di coloro dai quali gli vengono affidati i figli. Per parte sua non abbia difetti né li tolleri. Non sia triste la sua austerità né sia sregolata la sua giovialità, affinché non gli derivi dall’una l’odio, dall’altra il disprezzo. Parli spesso dell’onestà e del bene; infatti quanto più spesso li richiamerà tanto più raramente dovrà procedere a castighi. Non si adiri e tuttavia non nasconda quello che deve essere corretto.; sia semplice nell’insegnamento, tollerante della fatica, costante senza essere privo di misura. A chi gli fa domande risponda volentieri, a quelli che non gliene fanno ponga lui domande. Nel lodare le esercitazioni degli allievi non sia né troppo stretto né troppo generoso (non vi fa pensare a dei “5 ½ “ o “6 =” che non riescono a diventare “6” oppure a degli “8” un po’ abbondanti?) giacché un certo tipo di valutazione (cioè, chi è troppo stretto di voti) produce un rigetto della fatica di studiare, mentre un altro tipo (cioè, chi è troppo di manica larga) produce compiacimento (negli allievi). Nella correzione degli errori e dei comportamenti sbagliati non sia aspro né offensivo; anche questo infatti allontana molti dal proposito di studiare, il fatto cioè che alcuni (maestri) rimproverino (gli allievi) come se li odiassero. Dica di suo ogni giorno qualcosa, anzi molto, che gli allievi portino con sé. Infatti, anche se dalla lettura (l’allievo) può ricavare molti modelli da imitare, tuttavia la viva voce, come si dice, nutre con più abbondanza, soprattutto quando è la voce del maestro che gli allievi, se sono ben istruiti, amano e rispettano (come dire che i libri e le tecnologie sono certo importanti, ma è sempre l’insegnante a “fare la differenza”). A stento invero si può esprimere quanto più volentieri imitiamo quelli ai quali va il nostro favore.

E’ su questa “pre-disposizione” ad insegnare che vanno poi innestate le tecniche e le metodologie disciplinari e interdisciplinari più adatte alla specificità degli allievi di oggi, che sono certamente diversi  (sociologicamente e psicologicamente) dagli allievi dell’epoca di Quintiliano ma anche dagli allievi degli anni in cui io ho insegnato. Sia chiaro, però, che nessuna raffinatezza o sofisticheria tecnica può sostituire la “pre-disposizione” che distingue un possibile insegnante da un conoscitore (anche profondo) di specifiche discipline. Perché è l’insegnate (quello degno di questo titolo) che fa la differenza, persino in una scuola che non è in grado di comprare la carta igienica, persino in una scuola nella quale gli intonachi cadono a pezzi.

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Responses

  1. grazie e grazie per per averci insegnato ancora una volta come si possa ( e si debba) attualizzare un classico.

  2. Ciao Luigi, ti leggo sempre perché mi arricchisci.

  3. Parole sante,che dopo 37 anni di insegnamento, mi illuminano la mente!


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