Pubblicato da: luigivassallo | 11 maggio 2011

Libertà democratica e grandezza oratoria

LIBERTA’ E DEMOCRAZIA NUTRICE DI GRANDEZZA

La riflessione che qui riporto sul rapporto tra libertà democratica e grandezza oratoria è contenuta in un’opera anonima in lingua greca del I secolo dopo Cristo, Del sublime. Ad evitare improprie confusioni con certe performances oratorie dei nostri giorni (che gli antichi avrebbero bollato come sproloqui o vaniloqui), sarà bene ricordare che il lògos di cui parla l’anonimo è sì il “discorso” ma il discorso che, per la cultura e la civiltà dei Greci, merita questo nome: insomma il “discorso razionale”.

Mi stupisce come mai nel nostro tempo non nascano più, se non raramente, ingegni capaci di trascinare (gli ascoltatori) verso l’alto e di farsi carico della “pòlis”, acuti e pronti e soprattutto inclini al piacere dei discorsi razionali, elevati assai e grandissimi. Una sì grande mancanza diffusa di discorsi razionali domina la vita. O per Zeus come non dar retta all’affermazione che buona nutrice di grandezza è la democrazia, con la quale solo per così dire fioriscono e muoiono quelli che eccellono nei discorsi razionali? La libertà infatti, dicono, è in grado di nutrire i pensieri di chi è capace di alto sentire e può sperare anche di stimolare l’interesse per la discussione accesa  e l’emulazione alla ricerca della vittoria. Inoltre, grazie ai premi previsti nelle costituzioni democratiche, la superiorità spirituale degli oratori mediante l’esercizio continuo si aguzza sempre e per così dire viene fuori e, come è naturale, risplende libera con le azioni.

Applicando all’osservazione del Sublime una sorta di corrispondenza biunivoca, potremmo concludere che, se quando non c’è libertà democratica non può fiorire una grandezza oratoria, allo stesso modo, se non c’è grandezza oratoria (e non foga comiziale o urla scomposte seminate nei media), non c’è libertà democratica o, almeno, non è così diffusa come sarebbe naturale?

Unicuique suum (= a ciascuno il suo, a ognuno la sua scelta): insomma, ognuno risponda come vuole a questa domanda. Magari pensando alla qualità (grammaticale, sintattica, semantica, estetica) dei discorsi della maggior parte dei nostri uomini politici, in particolare di quelli ai quali le TV (nell’esercizio della loro libertà e nella loro interpretazione della parola e dell’essenza “democrazia”) dedicano più spazio.

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