Pubblicato da: luigivassallo | 1 dicembre 2010

La tensione profetica

Dicembre: si comincia a pensare al Natale.  Natale come regali, Natale come cenone, Natale come buona retorica, Natale come domanda sul senso della nostra vita, Natale come provocazione e tensione profetica.

 

La tensione profetica

Tensione profetica significa intreccio di Caritas e Veritas, di amore e verità, significa amore per gli uomini che (proprio nel nome dell’amore) si intende richiamare alla verità (talvolta anche con durezza) e significa, al tempo stesso, amore per Dio (a sua volta unità indissolubile di Caritas e Veritas) nel nome del quale non ci si può esimere dall’annuncio profetico agli uomini. Perché il Dio dell’Incarnazione non lo si può amare come Verità assoluta sub specie aeternitatis ma solo come Verità che si è relazionata alla storia umana attraverso l’Incarnazione.L’Incarnazione è inter – esse di Dio nel mondo (cioè Dio sperimenta il mondo con l’esserci), ma è anche inter – esse dell’uomo in Dio (cioè l’uomo sperimenta Dio nell’essere questi nel mondo). Ma come riconoscere la tensione profetica di uno scritto, di un messaggio orale, di un gesto significante?

Quando il vescovo di Ambrogio impedisce all’imperatore Teodosio di entrare in chiesa, c’è un richiamo profetico al rispetto della vita dei cittadini anche se avversari e alla funzione dell’imperatore di garante del bene pubblico e non di vendette di parte. Quando don Lorenzo Milani scrive a Pipetta, segretario di una sezione comunista della Toscana, che, dopo che avranno insieme sfondato il cancello della villa dei ricchi per insediarvi la casa del popolo, lui se ne tornerà al suo tugurio, c’è il richiamo profetico alla povertà, che è un valore forte se la scegli ma non è un valore se la subisci. Quando le autorità ecclesiastiche richiamano il rischio di svilimento del cristianesimo in un umanitarismo sentimentale, c’è un richiamo profetico a non dimenticare che nella croce non c’è solo il braccio orizzontale (cioè la dimensione sociale) ma anche quello verticale (cioè la dimensione trascendente dell’alterità).

Quando, invece, si giustificano, contestualizzandole nella propria epoca, vicende come l’uccisione di Giordano Bruno o il silenzio in pubblico di Pio XII sulla Shoah, non c’è richiamo profetico ma solo analisi storica: legittima, ma non profetica. Quando si diffida dei cattolici impegnati a costruire con non cattolici politiche sociali inclusive e si simpatizza per altre figure politiche la cui condotta morale o le cui azioni concrete contrastano con i principi fondamentali della predicazione cristiana, non c’è richiamo profetico ma solo navigazione tattica secondo convenienze contingenti: legittima, ma non profetica. Quando si “contestualizza” la bestemmia del potente mentre si condanna quella dell’uomo comune o quando si concede il sacramento dell’eucarestia al divorziato potente mentre lo si nega al divorziato qualsiasi o quando si celebrano funerali religiosi per il suicida rampollo di ricchi mentre li si nega al cittadino comune che ha scelto di morire per sfuggire alle condizioni disumane della propria esistenza, non ci si ispira alla tensione profetica ma solo a una scelta di campo tra potenti e non potenti, scelta che ha a che fare più con la conservazione dell’esistente che con la resurrezione.

A chi si rivolge l’annuncio profetico? L’annuncio profetico interpella la coscienza mettendola a disagio e costringendola a misurarsi con le contraddizioni dell’esistente. La coscienza dei cristiani viene interpellata alla luce del mistero dell’Incarnazione e dell’irruzione di senso nella storia umana e viene inquietata da quella che Metz chiama “memoria sovversiva”. La coscienza di chi crede o crede di credere in un Dio con altro nome viene interpellata dalla distanza tra la città del’uomo realizzata a tutt’oggi e il progetto di Dio sugli uomini e per gli uomini. La coscienza di chi non crede o crede di non credere in un Dio è chiamata a scegliere se accettare fatalisticamente l’esistente (con le sue ingiustizie, i suoi squilibri, le sue violenze) o se provare a percorrere strade nuove verso un futuro diverso da quello che appare già segnato.

Ad ognuna di queste coscienze la voce profetica ricorda che le cose potrebbero andare diversamente e che la possibilità che continuino ad andare come vanno o che vadano diversamente è affidata alla libera responsabilità delle donne e degli uomini che abitano questo pianeta, considerati sia nella loro dimensione individuale che in quella sociale.

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Responses

  1. …Grazie per queste tue “profetiche” parole!…Il contrasto tra certi atteggiamenti ufficiali troppo subalterni a logiche “politiche” nel senso peggiore del termine e auspicabili ,”segni” e gesti profetici, è troppo evidente purtroppo!… Spesso nelle nazioni così come nelle chiese l’incapacità o il rifiuto di scoprire o ascoltare i profeti condanna troppi a un innaturale eroismo!…ma occorre anche essere convinti che i gesti profetici come i semi sotto la fredda neve d’inverno continuano la loro vita producendo altre vite,pur invisibili!!


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