Pubblicato da: luigivassallo | 9 ottobre 2010

Identità e Alterità

Identità e alterità

La crescita culturale e umana delle nuove generazioni, che trova nella scuola (o dovrebbe trovare) un terreno privilegiato, si realizza nella dialettica tra due poli: quello dell’identità e quello dell’alterità.

L’identità biologica è iscritta nel DNA di ognuno di noi. L’identità culturale si costruisce nella società nella quale ci si trova a vivere. L’identità della nostra società è iscritta nella cultura occidentale, alla quale hanno contribuito vicende storiche, manifestazioni religiose, ricerche scientifiche, dibattiti filosofici, guerre, devastazioni, costruzioni di monumenti, risoluzioni di problemi economici e sociali, lotte per le libertà individuali e collettive, manifestazioni di solidarietà, manifestazioni di ferocia. Questa cultura deve essere posseduta criticamente dai nostri studenti, perché possa diventare la loro identità. Per possederla, bisogna approfondirla nei suoi fondamenti, che nella scuola si studiano attraverso le varie materie, passando anche per “momenti” di fatica e di noia.

Ma, accanto all’identità, i nostri studenti hanno bisogno di riscoprire la dimensione dell’alterità, ossia della possibilità di un’altra storia, di un altro modo di pensare, di un altro modo di vivere. Questo, affinché l’identità sia una risorsa e non una gabbia e non costringa a credere che la storia (e la maniera di vita) occidentale sia l’unica umanamente possibile. Di “alterità” troviamo tracce importanti nei fondamenti stessi della cultura occidentale: pensiamo ad esempio al detto evangelico “Padre, ti ringrazio per aver nascosto queste cose ai sapienti e averle rivelate ai piccoli”, dove i “piccoli” sono portatori di una “sapienza altra” rispetto a quella dei “sapienti”; pensiamo alla favola del Re nudo (dove è un bambino a svelare la truffa di un vestito inesistente di cui si pavoneggia il re in mezzo all’adulazione complice dei suoi cortigiani); pensiamo alla contrapposizione in Giordano Bruno tra il “sapiente”, che possiede un sapere (anche utile) ben definito, e il “furioso”, che ha il coraggio di andare oltre i limiti di quel sapere e di metterlo in discussione (e Bruno pagò con la vita la sua testimonianza di “furioso”).

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