Pubblicato da: luigivassallo | 25 settembre 2010

La scuola ha bisogno delle tecnologie o le tecnologie hanno bisogno della scuola?

La scuola ha bisogno delle nuove tecnologie o le nuove tecnologie hanno bisogno della scuola?

Saranno le nuove tecnologie a dare senso alle scuole e a renderle “affascinanti” per gli studenti o sarà una scuola che non vende al “diavolo” la propria anima per un facile successo a dare senso e valore alle nuove tecnologie?

La storia ci insegna che, ogni volta che si è affermata una nuova modalità di organizzazione e comunicazione del sapere, ci sono state delle resistenze e, al tempo stesso, si sono realizzate modifiche nella modalità di acquisizione delle conoscenze. È stato così nel passaggio dalla tradizione orale alla scrittura (contro la quale Platone, che pure scriveva i suoi testi filosofici, formula le sue critiche perché la scrittura sottrae la formazione del sapere e della conoscenza alla discussione viso a viso tra i protagonisti). È stato così con l’invenzione della stampa, perché ha potenzialmente sottratto la pubblicazione dei testi al controllo di autorità religiose e politiche, anche se una pubblicazione di testi a stampa non è possibile senza un adeguato finanziamento. È così da quando nelle nostre case si sono diffusi computer e internet.

La modalità di formazione del sapere e di diffusione delle conoscenze, che nella nostra adolescenza è stata prevalentemente quella del libro stampato, che si legge pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, argomento dopo argomento, è oggi sostituita (o almeno affiancata) da un’altra modalità, fondata su un approccio multimediale e non sequenziale, che ha già ottenuto il risultato concreto di determinare nei nuovi adolescenti connessioni tra neuroni diverse dalle nostre e percezioni dello spazio e del tempo diverse dalle nostre.

Prima ancora di pensare a diffondere le nuove tecnologie nella scuola, si deve prendere atto che esse (da internet agli sms o mms dei cellulari che, talvolta contro le nostre regole, si affermano prepotentemente nelle nostre aule) sono già diffuse e normali nella vita dei nostri adolescenti. Bisogna, dunque, serenamente fare i conti con le nuove tecnologie, bisogna insegnare agli studenti ad usarle criticamente come mezzi e non come fini, come del resto bisogna insegnare ad usare i libri e la scrittura come mezzi e non come fini.

Nelle nuove tecnologie ci sono indubbi vantaggi: dalla possibilità di accedere in tempi rapidissimi a informazioni di qualsiasi natura alla possibilità di comunicare in “tempo reale” con chi sta a migliaia di chilometri di distanza, alla possibilità di sperimentare forme di “insegnamento a distanza”. Ma ci sono anche dei rischi: chi controlla la qualità dell’informazione così facilmente accessibile? chi ha il potere reale su tecnologie, il cui uso appare così facile e quindi “democratico”, ma la cui costruzione operativa richiede competenze che appartengono a pochi?

Spetta perciò ai formatori enfatizzare i vantaggi e ridurre i rischi con un utilizzo delle nuove tecnologie dentro progetti significativi in cui la differenza di valore sia sempre fatta dal docente e dalla sua capacità di relazione interpersonale formativa con gli studenti.

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Responses

  1. La domanda che poni è intrigante e, a mio avviso, molto pertinente.
    Si tratta però di un tema assai delicato e vasto che richiede, per essere trattato, spazi e tempi ben diversi da quelli propri di un blog. Richiede anche, a mio avviso, specifici approcci disciplinari e pedagogici piuttosto tecnici, perché le modalità d’uso delle nuove tecnologie per l’insegnamento – apprendimento di una disciplina variano al variare dell’età e dell’esperienza dello studente e al variare della disciplina.
    Quello su cui penso si possa e si debba ragionevolmente concordare è che le nuove tecnologie (come ogni tecnica e ogni sapere) offrono risorse. Le modalità d’uso, che più o meno consapevolmente scegliamo, possono metterci in grado di utilizzare queste risorse oppure no e, in alcuni casi, possono anche risultare dannose.
    L’analisi deve quindi concentrarsi sulle possibili modalità d’uso, in determinati contesti, di una tecnologia.
    Per chi desideri un primo approfondimento su questo importante punto, rinvio a un articolo che è la sintesi di un intervento che tenni sul tema nel 2005 in occasione di un convegno a Castel San Pietro Terme. Lo trovate qui:
    http://www.matematica.it/paola/approccioecologico.pdf

    phttp://www.matematica.it/paola/

  2. Fra i rischi delle nuove tecnologie vi è il “controllo della qualità dell’informazione”. La parola “controllo” e la natura stessa della rete che per definizione è libera, democratica confliggono. Io sono del parere che bisogna limitare al massimo il controllo sulla rete per uno sviluppo libero della stessa (tranne casi ben definiti che sono già contemplati dalla normativa in vigore).

    La problematica del controllo della qualità dell’informazione va gestita dal singolo utente delle tecnologie. Come? Attraverso l’applicazione dello SPIRITO CRITICO inteso come la propensione a esaminare ogni concetto o situazione in profondità.

    L’azione dello spirito critico si attua su tutto ciò che ci circonda e che ci viene “comunicato” (a prescindere dal mezzo e dalla tecnologia usata): ogni cosa ha un perché. Chiedersi il perché delle cose è uno dei primi passi per sviluppare la propria intelligenza perché senza si resta sempre in superficie, privi di conoscenza. Certo, all’inizio il percorso può essere difficile e faticoso, quando non si ha allenamento. Certo, a volte è faticoso risalire alle cause ed è più facile vivere a caso. Certo, possiamo ignorarlo, ma così facendo perdiamo conoscenza, informazione e potere sul mondo. Meglio credere che la crema pubblicizzata in televisione risolva il nostro problema piuttosto che documentarci, attivare le sinapsi e concludere che non farà mai nulla.

    Lo spirito critico ha anche una funzione protettrice perché è ciò che ci rende oggettivi e ci impedisce di fare scelte partigiane o comunque talmente emotive da non essere giustificabili. Nella cultura lo spirito critico serve per capire e non semplicemente per conoscere. In particolare ci salva dalla falsa cultura. Nella valutazione dell’informazione ci serve per evitare la seminformazione od ogni forma di inganno (vedasi la pubblicità).

    Riassumendo, chi ha spirito critico capisce più facilmente il mondo e quindi migliora la sua intelligenza.

    A mio parere quindi la vera funzione del formatore (che deve avere come prerequisito la padronanza delle tecnologie applicate alla didattica ed in generale di qualsiasi mezzo di comunicazione) è quella di insegnare a sviluppare lo spirito critico. Una metodologia può essere quella sperimentale visto che sulla rete abbondano esempi di informazione sia di ottima che di pessima qualità: individuare un tema, effettuare delle ricerche e valutare insieme ai discenti la qualità dei risultati ottenuti applicando tecniche di valutazione critica.


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