Pubblicato da: luigivassallo | 24 maggio 2010

CHI L’HA DETTO? (N. 18)

SOLUZIONE DEL N.17: Ignazio Silone, Fontamara

NUOVO GIOCO N. 18: Giochiamo sapendo che non è importante indovinare o riconoscere l’autore ma riflettere sui “suggerimenti” del brano.

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

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Responses

  1. Ne sono quasi sicura: è uno scritto di Italo Svevo, forse l’epilogo de “La Coscienza di Zeno”

  2. L’ultima pagina del libro è una profezia che ci invita a ad affermare il rispetto della vita come unico valore condivisibile dagli uomini e al quale deve tendere la conoscenza – amore della vita stessa. Ma io ho assaporato del libro la sorridente e lucida schizofrenia del protagonista divertito padrone della sua instabile identità, amata finalmente in tutte le infinite possibilità di essere. E nello stesso modo sono amate da lui tutte le infinite prospettive sul mondo esterno a noi (vedi il mobile ritratto di Augusta, ora scialba e bruttarella, ora splendida Giiunone, o di Ada che trascorre nella metamorfosi negativa diventando dalla più bella la più brutta . Altro che inettitudine! Zeno ride di se stesso e di tutto il mondo, ma agisce, agisce e come se agisce! Quanto ho riso della morte dell’ “accidentalmente suicida” rivale (il possibile inetto?) di Zeno
    La mia è una lettura semplice, ignorante delle “analisi” della critica letteraria specializzata. Siccome sono una fumatrice, mi sono tanto divertita nel ritrovare la mia debolezza nel capitolo del fumo. Proprio la debolezza umana è, secondo me l’idea ispiratrice del romanzo. E questa debolezza se la ride della psicoanalisi e rivendica a se stessa la responsabilità delle azioni umane, nella compassione sorridente per questo nostra fragile, instabile e fugace esistenza.

  3. Allora, pensiamoci un po’.
    Abbiamo sulla nostra scrivania… o anche nel ripostiglio, la valigetta con il pulsantone rosso. Noi, lettori di Ipse Dixit ( a proposito: perchè la “D” maiuscola? Ius gymnasii dux?) E tutti i giorni ci guardiamo attorno. E leggiamo i giornali… Vi sentite tranquilli?


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