Pubblicato da: luigivassallo | 16 marzo 2010

La cultura come unico antidoto

La cultura come unico antidoto

Quello che leggiamo frequentemente sui giornali sulla disumanità di certi adolescenti (che, forse senza saperlo, imitano la disumanità di tanti adulti) è un segnale che “sta per crollare l’impero romano” cioè che la società occidentale è vicina alla propria fine? Può darsi, ma se è così dobbiamo ricordarci che proprio nei suoi periodi di crisi catastrofica (il crollo dell’impero romano ad esempio) la società occidentale ha saputo ripensare i propri fondamenti culturali e ha saputo rifondarsi su nuovi o rinnovati valori sociali.

Insomma, può anche andar bene invocare e praticare una maggiore severità verso tutti quei fenomeni che disgregano il tessuto sociale (i videogiochi violenti, le giornate di troppi adolescenti manovrate da tecnologie svincolate da valori sociali, la rincorsa al successo senza fatica, l’indifferenza, l’intolleranza, ma anche le truffe a danno di chi crede di mandare offerte ai poveri, anche l’evasione fiscale ed altri peccati sociali tipici degli adulti e non degli adolescenti), a condizione, però, che tale severità sia non surrogato ma espressione di un cultura fondante. La parola cultura ci riporta al verbo latino colere, che ha diversi significati: coltivare, aver cura di, abitare, onorare, celebrare. Tutti questi significati caratterizzano l’umanità, nella sua dimensione individuale e sociale, in contrapposizione all’animalità. E tutti questi significati rimandano a comportamenti che non si acquisiscono  attraverso la trasmissione del patrimonio genetico, come avviene per i comportamenti degli animali, ma solo attraverso l’educazione che il cucciolo dell’uomo riceve in famiglia, a scuola, in generale nella società, attraverso la parola e attraverso l’esempio.

Più che di oscillazioni schizofreniche di noi adulti (che gli diamo il telefonino appena nascono e poi pretendiamo che lo usino con ragionevolezza; che li giustifichiamo ad ogni trasgressione perché sono ragazzi e poi invochiamo l’abbassamento dell’età per mandarli in carcere; che li abbandoniamo alla subcultura di certi spettacoli televisivi o di certi siti web e poi pretendiamo che siano responsabili nelle loro scelte di vita; che chiediamo alla scuola promozioni facili e poi ce la prendiamo non si sa con chi perché non riescono all’università e faticano a trovare un lavoro), le adolescenti e gli adolescenti di oggi hanno bisogno di cultura seria, da acquisire con impegno e con passione, a patto che noi adulti riconosciamo valore all’impegno e alla passione per conquistare – attraverso la cultura – la nostra umanità. E cultura non significa necessariamente più istruzione: si può restare incolti ed esposti al rischio dell’animalità anche se si è laureati o plurilaureati (non mancano nella storia, del Novecento ad esempio, le bestialità messe in atto dagli esseri umani con l’ausilio di un’istruzione superiore) e si può essere colti (nei diversi significati del latino colere) anche se si è andati poco a scuola. La differenza sta in come si va a scuola e in cosa si fa a scuola.

Lo psicopedagogista americano Gardner dice che non c’è bisogno di far studiare tante cose a scuola per formare i giovani: basterebbe indagare con serietà eventi significativi (compiuti o prodotti da esseri umani) per far maturare nei giovani una riflessione critica sul senso del bene e del male, sul senso del vero e del falso, sul senso del bello e del brutto. Ma fare questo non è facile ed è spesso scomodo, perché confligge con le abitudini e le inerzie di troppi. E tuttavia dobbiamo avere l’onestà di riconoscere che il solo antidoto è la cultura, perché è la cultura che umanizza la nostra animalità.

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Responses

  1. la tua riflessione su aquile e galline è senza tempo, quindi sempre opportuna ad ogni inizio d’anno, per tutte le componenti della scuola, che devono cooperare con un obiettivo comune: guardare in alto, guardare alle aquile, per tentare almeno di raggiungerle.
    oggi, inoltre, se posso permettermi un suggerimento, aggiungerei anche questo tuo scritto come saluto e augurio per l’inizio del nuovo anno scolastico, perchè come sempre e più di sempre è palese , è tangibile, è evidente che ” il solo antidoto è la cultura”.
    è necessario ribadirlo a tutti, con forza, se vogliamo davvero guardare alle aquile, a scuola e fuori, perchè oggi come non mai il rischio di essere, di rimanere, di tornare galline è altissimo.
    grazie per il tuo costante ed inesauribile impegno.
    maestri come te devono levare alta la loro voce, anche se lo fanno da una vita, ma i maestri non possono nè devono tacere, mai, è la loro missione in questa vita.
    grazie ancora.


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