Pubblicato da: luigivassallo | 23 febbraio 2010

Tempi di iscrizione a scuola: che facciamo con nostro figlio (nostra figlia)?

CHE FACCIAMO CON NOSTRO FIGLIO?

LO FACCIAMO STUDIARE O GLI FACCIAMO IMPARARE UN BUON MESTIERE?

 Molti genitori al termine della scuola dell’obbligo si interrogano su dove indirizzare i figli. Spesso nelle preferenze dei genitori contano non tanto le capacità o gli interessi dei figli quanto le possibilità di inserimento nel mondo del lavoro che i genitori si aspettano da un indirizzo o dall’altro e, talvolta, anche considerazioni di prestigio sociale che possono portare a preferire una scuola all’altra.

Nella mia esperienza di dirigente scolastico ho incontrato, nella fase delle preiscrizioni o iscrizioni alla scuola superiore, due tipologie di genitori: una che sogna la laurea per il figlio (a volte optando per la scuola più impegnativa, altre volte per quella più facile affinché non si ritardi la conquista del diploma per accedere all’università); l’altra che è interessata alla spendibilità del titolo di studio nel mondo del lavoro (e, anche in questo caso, a volte si richiede una scuola impegnativa che fornisca ai figli competenze reali, altre volte si preferisce una scuola più “indulgente” nella convinzione che, una volta acquisito un diploma, poi, con qualche spinta o qualche amicizia che conta, un posto comunque al figlio glielo si trova). Tra queste due tipologie c’è, infine, un numero considerevole di genitori che desiderano senza dubbio il “meglio” per i loro figli, ma non sono in grado di dire con certezza che cosa sia questo “meglio”.

Ecco allora, a conforto di tutti i genitori impegnati con le scelte difficili per il prosieguo degli studi dei propri figli, un gustoso racconto nel quale Luciano (scrittore greco del II secolo dopo Cristo) ci fa sapere come il padre prese la sua decisione per lui.

Avevo appena smesso d’andare a scuola (N.B. diremmo oggi “avevo appena finito la scuola dell’obbligo”) essendo ormai adolescente, che mio padre si mise ad esaminare con i suoi amici che cosa farmi imparare. I più dunque osservarono che la via dello studio richiede molta fatica, tanto tempo, non poca spesa e una buona dose di fortuna, mentre la nostra situazione economica era modesta e bisognosa di aiuto; se io invece avessi imparato un mestiere di artigiano, anzitutto da subito mi sarei guadagnato da vivere con quest’arte e non avrei dovuto continuare a farmi mantenere dalla famiglia alla mia età, inoltre in poco tempo avrei anche rallegrato mio padre portandogli il frutto del mio lavoro. Si passò quindi a una seconda questione, quale fosse il mestiere migliore, più facile da imparare, conveniente per un uomo libero, con una spesa accessibile e un guadagno sufficiente.

 Fu così che il padre scelse per Luciano il mestiere di scalpellino, ma il giovane abbandonò ben presto l’apprendistato per dedicarsi alla letteratura e alla retorica.

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