Pubblicato da: luigivassallo | 12 dicembre 2009

Finale Ligure nel XIV secolo: igiene, sicurezza, interessi pubblici

A DIFESA DEGLI INTERESSI PUBBLICI, DELL’IGIENE E DELLA SICUREZZA

Divieto di scale e balconi nei carruggi oltre una certa altezza

Il capitolo fissa le dimensioni massime per scale e balconi nel borgo, onde prevenire pericoli per chi vi transiti.

Non possono esserci nei carruggi del borgo scale o balconi che superino il muro della casa per più di 3 palmi e mezzo o meno, secondo quanto stabilito dalla curia o dagli iuratores o da altri uomini perbene scelti allo scopo dalla curia. Se nel passato sono state fatte costruzioni oltre tale misura, dovranno essere ridotte, a pena di 5 soldi genovesi per ogni contravventore e ogni contravvenzione. In ogni caso il contravventore deve ridurre scale e balconi alla misura stabilita.

Al controllo di queste disposizioni provvederà ogni anno nel mese di aprile la curia ovvero il giudice o il vicario con gli iuratores ed altre persone scelte allo scopo dalla curia, sia per eliminare o ridurre ponteggi o soffitte o scale o balconi sia per punire i contravventori.

 Divieto di gettare immondizia nel beudo

A difesa dell’igiene pubblica si vieta di utilizzare il beudo (= il canale) per gettarvi immondizia o per raccogliervi rifiuti vari. Ad incentivare il controllo sociale sul rispetto di questo divieto, un quarto della multa a carico del contravventore è riservato a chi fa la denuncia.

È vietato gettare immondizia nel beudo del borgo entro le mura del borgo o realizzarvi dentro o sopra latrine o lavatoi o scoli da cui possano riversarsi nel beudo e scorrervi rifiuti o immondizie. Nel caso vi sia una latrina o lavatoio o scolo da cui i rifiuti possano scorrere nel beudo, si deve provvedere alla sua immediata eliminazione affinché il beudo resti sempre ben pulito. È vietato inoltre lavare nel beudo.

La multa prevista per ogni contravventore e ogni contravvenzione è di 20 soldi in caso di latrine, lavatoi e scoli, mentre di 2 soldi in caso di lavaggio o immondizie. Di questa multa un quarto spetta a chi ha fatto la denuncia.

 Divieto di gettare immondizia nei carruggi

Come nel capitolo precedente si intende frenare quella che, a quanto pare, doveva essere un’abitudine diffusa se ha richiesto uno specifico capitolo. La persona che fa la denuncia sotto giuramento viene creduta sulla parola se è persona perbene e le spetta un quinto della multa.

Ugualmente è stabilito che nessuno può gettare da nessuna casa immondizia nel carruggio né di giorno né di notte, a pena di una multa di 5 soldi per ogni contravventore e ogni contravvenzione. Su queste infrazioni chiunque può presentare denuncia sotto giuramento e si deve credere alla sua accusa se si tratta di persona di buona fama; a lui spetta la quinta parte della multa.

Divieto di tenere galline sui carruggi

Anche questo capitolo è a tutela dell’igiene pubblica.

Nessuno può tenere galline o polli sopra il carruggio, a pena di una multa (N.B. il testo latino con la somma da pagare non è leggibile) per ogni infrazione.

 Completamento delle strade pubbliche

Il capitolo assegna agli iuratores delle compagne e agli amministratori del borgo il compito di tenere sotto controllo le vie pubbliche, provvedendo alla loro manutenzione e ad interventi coercitivi nei riguardi di chi in qualunque modo ne ostacoli la piena fruizione.

La strada pubblica dal borgo alla marina e le altre strade pubbliche entro questi confini, cioè dalle case in alto di Feglino in giù, da Gota fredda in giù verso il borgo, dalle case in alto di Rialto verso il borgo, dalla gola di San Salvatore verso Pia e verso Vozze e nella valle di Piasco o Brueta, dai banchi in giù fino a Rocca Cavatole, devono essere controllate e completate a cura degli iuratores delle rispettive compagne, ad esclusione della strada dal borgo al mare che deve essere completata a cura degli amministratori del borgo insieme col giudice o il vicario o il castellano.

Nessuno deve spingersi (con costruzioni) oltre i confini delle vie ma le vie devono essere lasciate libere da alberi e strozzature. Se gli iuratores verificano un restringimento della via pubblica, devono presentare denuncia contro il responsabile del fatto perché entro 1 mese riporti la strada nella condizione iniziale. Se costui dopo la denuncia degli iuratores o degli ufficiali della curia non provvede a riportare la via allo stato precedente, pagherà una multa di 20 soldi per ogni infrazione che riguardi la via dal borgo al mare e di 10 soldi per ogni infrazione che riguardi le altre vie.

Gli iuratores sono tenuti a riferire alla curia la denuncia che hanno presentato al contravventore sulle predette questioni. Essi inoltre devono, ciascuno per la propria compagna, controllare le suddette pubbliche vie, per verificare se vi siano stati operati prolungamenti o strozzature, da quando sono nominati iuratores fino alla festa di Natale previo giuramento.

Si considerano qui le pubbliche strade generali per le quali si va in Lombardia e per la zona costiera entro i predetti confini, mentre per quelli che occupino le altre vie pubbliche, se non le riportano allo stato precedente entro 1 mese dalla denuncia degli iuratores, è prevista a discrezione della curia una multa fino a 5 soldi in considerazione del tipo di infrazione.

 Un terzo del carruggio deve essere lasciato libero.

Viene stabilito un limite alla possibilità di ampliare la propria casa su un carruggio.

Chiunque edifichi nel borgo di Finale un portico, una soffitta o un solaio sopra un carruggio deve lasciare libero e senza copertura un terzo del carruggio e può coprire solo un terzo e non di più. Questo a pena di una multa di 100 soldi a carico dei contravventori per ogni infrazione; in ogni caso la costruzione fatta in difformità da questa disposizione dovrà essere ridotta alla predetta misura.

Su queste costruzioni che si estendono oltre la misura stabilita devono andare gli iuratores con il giudice per far ridurre le costruzioni alla misura predetta. Entro 15 giorni o entro il termine stabilito dal giudice o dal vicario deve essere osservato quanto disposto dal giudice e dagli iuratores, sotto la pena predetta. Tutto questo deve intendersi a proposito delle costruzioni già fatte. Il giudice o il vicario almeno una volta l’anno deve andare con gli iuratores a verificare e ordinare che tutte le predette disposizioni siano osservate.

Sulla via per la quale si va dal borgo al mare

A carico del vicario e del giudice di Finale viene stabilito il dovere di controlli periodici della pubblica via dal borgo al mare, al fine di conservarla e migliorarla.

Il vicario del signore e il giudice di Finale, con persone non sospette scelte da loro stessi allo scopo, devono controllare la via che va dal borgo al mare ogni anno nel mese di ottobre e, col consiglio delle suddette persone, devono dare disposizioni perché tale via sia conservata e migliorata. Si dovrà osservare scrupolosamente quanto stabilito da essi o dalla maggioranza di essi.

 Divieto di costruire rifugi per porci

Proibizione assoluta di costruire pollai o rifugi per porci nel borgo; concessione di ammassare letame presso la propria abitazione purché lo si rimuova entro pochi giorni.

Nessuno del borgo di Finale o che vi abiti può costruire un pollaio o un rifugio per porci sotto il suo balcone o depositarvi letame o rumenta. Chiunque può però ammassare letame vicino a casa sua a condizione di rimuoverlo entro 8 giorni, a pena di una multa di 2 soldi.

 Divieto di tenere capre, caproni, porche

Altro capitolo a tutela dell’igiene e della sicurezza pubbliche.

Nessuno può tenere capre, o caproni o porche non castrate dalla casa di Polla fino al mare e dalla casa dell’impiccato fino al mare, ad esclusione di capre e caproni mandati dai beccai per la macellazione che i macellai devono custodire diligentemente perché non arrechino danno a nessuno, a pena di una multa di 1 soldo per ognuna di queste bestie.

 Divieto di costruzioni sulla costa

L’attuale stato delle coste liguri, con l’affollamento di costruzioni e luoghi di commercio,  potrebbe far rimpiangere questo divieto, ma ovviamente bisogna tener conto che le situazioni delle due epoche (in termini di numero di persone che insistono sul territorio e in termini di complessità dell’organizzazione sociale) sono radicalmente diverse. In ogni caso il capitolo proibisce qualsiasi costruzione sulla costa e ne prevede, se già fatta, l’abbattimento, mentre pone rigorosi limiti a eventuali attività commerciali.

Nell’anno del Signore 1360, 13^ indizione, mercoledì 23 dicembre. Su mandato del detto signor vicario e giudice del tribunale, il presente decreto è stato letto e pubblicato da me notaio Corrado di Saliceto nella casa del capitolo di Finale dove c’era un gran numero di uomini di Finale.

Alla presenza dei notai Geronimo di Saliceto, Pietro Capra, Francesco Forcherio, Giacomo di Clapa, Giacomo Cazatroia, Guglielmo di Anzaleco e molti altri testimoni chiamati e richiesti per quest’operazione.

Nel nome del Signore, amen. Copia di uno strumento il cui contenuto è il seguente. Il signor Giacomo del Carretto marchese di Savona ha deciso come di seguito e ha ordinato di osservare senza eccezioni il divieto per il futuro di costruire case sulla costa marina di Finale o di fare alcuna costruzione o nuovi ampliamenti senza mandato del detto signor marchese, ad eccezione di coloro ai quali il signore stesso ha dato autorizzazione. Chi contravviene incorrerà nella multa di 50 libbre e la costruzione sarà abbattuta, e se incorrerà nella multa due volte, sarà cacciato dal territorio, e dichiara di aver giurato quanto sopra.

Inoltre barbieri o bottegai non possono sostare lì né mercanti oppure possono passare per la strada o devono essere ospitati lì per non fare troppo tardi. Sono esclusi quelli che vanno per mare e hanno barche o legni; non si possono poi fare lì commerci a meno che non si portino mercanzie per mare. E se qualcuno vuole scambiare quella mercanzia deve chiamare il giudice e il visconte, entrambi o uno di loro, che gli possa dare il permesso di commerciare. Nessuna mercanzia può essere pesata né si può portare lì una pesa o un cantaro; chiunque però può comprare grano nella quantità che gli serve per la sua famiglia. Non può essere venduto niente al dettaglio negli alberghi o nelle locande né si può fare alcun commercio se non come è stato detto prima. Chi contravviene incorrerà in una multa di 60 soldi se sprovvisto dell’autorizzazione di cui sopra. Per il futuro, inoltre, nessuno potrà abitare né avere una piccola abitazione senza autorizzazione e mandato del detto signor marchese, ad eccezione di quelli che sono assunti.

Nell’anno del Signore 1358, seconda indizione, mercoledì 11 giugno, fatto nella chiesa di San Biagio di Finale, presenti, chiamati e richiesti come testimoni, il signor Giacomo di Pulzono, il signor Enrico di Rocca, il signor Ogerio di Monesiglio e Marchiseto di Saliceto.

Decise inoltre e ordinò che nessuno può costruire una casa o un muro di fronte al mare e se ha già dato inizio alla costruzione non può continuarla. Se uno contravviene, deve essere abbattuta la costruzione e nessuno deve o può presentare preghiere al signor marchese in cambio della multa di 100 soldi.

Nell’anno del Signore 1365, terza indizione. Gli egregi e magnifici signori Manuele, Aleramo e Enrichetto del Carretto marchesi di Savona e il signor Francesco Murro loro vicario in Finale, su loro mandato e volontà, ordinarono a me notaio Corrado di Saliceto di copiare il predetto strumento e di trascriverlo nel volume dei capitoli di Finale. E mi ordinarono che tutti i vicari e servitori degli stessi signori che ci sono oggi o saranno pro tempre in Finale siano tenuti ad osservare con speciale giuramento il predetto strumento e i suoi contenuti. E ogni volta che un vicario o altri servitori dei signori stessi giureranno o presteranno giuramento sulla corretta e legale esecuzione del loro ufficio, si devono intendere il predetto strumento e i suoi contenuti come gli altri capitoli di Finale. E a partire da ora i detti signori e il vicario proclamarono che il predetto strumento e i suoi contenuti devono intendersi sotto i giuramenti dei predetti senza alcuna eccezione o scusa.

Ed io Corrado di Saliceto, notaio di autorità imperiale e scrivano della curia di Finale, ho scritto su loro mandato.

 Divieto di taglio di legname per costruire navigli

Le disposizioni mirano ad evitare che si costruiscano navigli fuori di Finale utilizzando legname di Finale: si tratterebbe, in tal caso, di un’azione che oggettivamente andrebbe a danno degli interessi di Finale poiché fornirebbe a “forestieri” uno strumento (naviglio) di concorrenza alle attività finalesi e per giunta con materiale proveniente da Finale stesso. Si comprende così la pesantezza della multa a carico di chiunque sia coinvolto nell’infrazione e lo stesso permesso, per chiunque ne abbia voglia, di andare a far legna distruggendo l’eventuale naviglio costruito se si trova sulla costa finalese.

Nell’anno del Signore 1381, 4^ indizione, martedì 26 marzo. Gli egregi e magnifici signori Manuele, Lazarino, Carlo e Antonio del Carretto, marchesi di Savona e Clavesana, signori di Finale, nell’interesse precipuo della detta località di Finale, decretarono, stabilirono e ordinarono che una persona di qualunque condizione sia, tanto di Finale e del distretto quanto di altrove, non si permetta, senza espressa autorizzazione dei detti signori e di chiunque di loro, di diboscare o tagliare e far diboscare o tagliare in detto territorio di Finale per sé o un altro, del legname di qualsiasi specie per realizzare un naviglio fuori del territorio di Finale né di portare detto legname diboscato o tagliato o far portare fuori del territorio di Finale, per mare o per terra, per fare o realizzare un naviglio di qualsiasi tipo. E questo sotto la pena di una multa di 25 libbre genovesi per ogni persona e per ogni volta che ci sia stata infrazione e della valutazione di detto legname, nella quale pena incorrono per il fatto stesso sia quello che taglia che quello che porta via, che quello che fa tagliare e portar via il detto legname e immediatamente detta pena deve essere fatta scontare da chi amministra la giustizia o dagli esecutori dei detti signori marchesi a carico del contravventore senza nessun processo né condanna, a meno che il detto naviglio non sia stato costruito e si trovi sulla costa di Finale, nel qual caso chiunque è autorizzato senza pena e multa a tagliare detto legname e a portarlo via. E i detti signori marchesi a proposito di quanto detto sopra ordinarono di fare un annuncio e un bando per Finale, secondo l’usanza. La presente ordinanza ha valore per i casi futuri e non per il presente, cioè da oggi in avanti. Gli stessi signori hanno dato anche incarico che sulle cose predette sia redatto un pubblico strumento da me, notaio Corrado di Saliceto. Redatto nel borgo di Finale, davanti alla casa di me notaio, in presenza di Goffredo Vacca, Nicola Brocerio e Antonio Belone, chiamati e richiesti come testi per queste operazioni.

Martedì 26 marzo

Su mandato degli egregi e magnifici signori Manuele, Lazarino, Carlo e Antonio del Carretto marchesi di Savona e Calizzano, il signor Luchino Pagano esperto di diritto, vicario di Finale, sedendo in tribunale al solito banco del diritto, dando esecuzione al decreto fatto oggi dagli stessi signori, diede ordine e incarico a Blassino Blando, messaggero e banditore pubblico della curia di Finale, presente ad ascoltare, fin dove debba andare per il borgo nei soliti luoghi e previo suono di corno annunciare e bandire che nessuno di Finale o del distretto di fuori, di qualunque condizione sia, si permetta in detta località e nel territorio di Finale di tagliare o far tagliare legna per fare un naviglio di qualsiasi tipo fuori dei possedimenti di Finale e di portar via o far portare quanto tagliato fuori dal detto possedimento di Finale per mare o per terra, per sé o per un altro, sotto pena e multa di 25 libbre genovesi e della stima del valore di detto legname per ciascuna persona e per ogni infrazione, da pagare subito, a meno che detto naviglio non sia già fatto e sia stato costruito in Finale come è spiegato più ampiamente nel decreto degli stessi signori.

Quel giorno

Il suddetto messaggero e banditore Blassino, su mandato del detto signor vicario, andando e tornando, ha riferito allo stesso signor vicario e a me notaio sottoscritto di essere andato e di aver annunciato e bandito tra tutti e per tutto come gli era stato ordinato dallo stesso signor vicario.

Ed io Corrado di Saliceto, notaio di autorità imperiale e scrivano della curia di Finale, sono stato presente a tutte queste operazioni e, richiestone, ho trascritto.

 

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