Pubblicato da: luigivassallo | 2 dicembre 2009

Il cassetto esiste solo se contiene qualcosa

Il cassetto non esiste se non contiene qualcosa

Da più di un mese c’è nell’ingresso di casa un mobiletto restaurato in uno di quei corsi frequentati da pensionati o altre persone che – come dicono quelli che non li frequentano – “non hanno niente da fare”.

Dalla prima volta che l’hanno visto le mie nipotine (l’una di tre, l’altra di due anni), ogni volta che vengono a casa, corrono ad aprire il cassetto e ogni volta mi chiedono stupite e disorientate (e forse anche con una punta di rimprovero nei miei riguardi) “Perché non c’è niente dentro?”. L’altro giorno hanno risolto il problema: hanno messo nel cassetto alcuni loro pupazzetti e, poi, con aria compiaciuta mi hanno detto “Guarda!”.

Hanno restituito un senso al cassetto e, con l’ingenuità disarmante dei bambini che, senza assumere la spocchia degli intellettuali, mettono a nudo le nostre contraddizioni di adulti, mi hanno richiamato all’elementare verità che l’esistenza di un cassetto consiste nel fatto che contiene qualche oggetto.

Come dire che l’imitazione dell’idea platonica del cassetto non si esaurisce nella riproduzione di una forma esteriore (rettangolare o quadrata, con maniglia o senza, con chiave o senza eccetera), ma deve estendersi alla funzione del cassetto (contenere oggetti che, altrimenti, andrebbero dispersi), senza la quale funzione il cassetto è come se non ci fosse. Un cassetto che non contiene nulla è come una brutta copia della forma esteriore del cassetto, privato com’è della sua funzione fondante.

Ma allora anche l’insegnante? L’insegnante che non insegna (che, cioè, non trasmette conoscenze capaci di orientare nel mondo e valori fondanti) è solo una brutta copia della forma esteriore dell’insegnante, della quale ripete inutilmente gli stereotipi: fare lezione, interrogare, correggere compiti, scrivere sul registro, fare relazioni al dirigente eccetera.

E lo studente? Lo studente che non studia (che, cioè, non ha interesse o passione per ciò che studia o per una parte almeno di ciò che studia) è solo una brutta copia della forma esteriore dello studente, della quale ripete inutilmente gli stereotipi: andare o non andare a scuola, stare attento o no in classe, fare i compiti o copiarli eccetera.

E il politico? Il politico che non mette le proprie energie intellettive ed emotive al servizio della pòlis (cioè della collettività) a prescindere dai suoi interessi e vantaggi personali è solo una brutta copia della forma esteriore del politico, della quale ripete inutilmente gli stereotipi: andare a caccia di voti, incassare indennità e benefit, assicurare gli elettori che farà tutto per loro e che se non ci riuscirà è solo colpa dei suoi avversari eccetera.

E il sacerdote (di qualsiasi religione)? Il sacerdote (di qualsiasi religione) che non testimonia con la sua vita i valori della sua fede è solo una brutta copia della forma esteriore del sacerdote, della quale ripete inutilmente gli stereotipi: amministrare riti, cercare consenso e appoggio dalle autorità politiche, assolvere alcuni e condannare altri eccetera.

E qual è la funzione fondante che evita all’uomo (maschio o donna) di essere solo una brutta copia della forma esteriore dell’uomo e gli consente di essere radicalmente irriducibile alle scimmie antropomorfe alle quali, pure, è così tanto vicino?

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Responses

  1. La passione
    “L’insegnante che non insegna” e, in generale, l’educatore che non educa. Non educa alla passione per la conoscenza, alla voglia di capire, non solo le discipline scolastiche, che a volte lasciano il tempo che trovano, alla voglia di fare veramente “qualcosa” con passione nella propria vita, di “essere” veramente un politico,un sacerdote, un insegnate…
    Nasce tutto da qui! è questo che ci rende uomini e non fotocopie (come spesso dico ai miei alunni): la capacità come adulti di avere degli ideali, dei principi, e portarli avanti con passione e tramettere questa passione ai giovani. Questa è la parte più difficile! vivendo nella scuola, mi rendo conto, purtroppo, di quante fotocopie di insegnanti esistono e basta guardarsi intorno per vedere questo vale per tutte le categorie. Da ciò nascono tutte le mie frustrazioni, ma non mi arrendo lo stesso, io in certe cose ci credo e vado avanti, cerco di educare i miei figli ed i miei allievi alla “passione”, anche se i risultati non sono quelli sperati! Ieri la mamma di un alunno di 1° (1 su 100!), mi ha detto che il figlio “si incanta”, parole sue, quando io parlo! magari non è vero ma io voglio crederci, mi serve per andare avanti, non voglio essere una fotocopia, o come dici un cassetto vuoto. Per fortuna però, a volte sono i giovani che ci aprono gli occhi, che ci indicano la strada, che educano gli educatori: non sono state le tue nipotine a riempire il cassetto?


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