Pubblicato da: luigivassallo | 1 dicembre 2009

Finale Ligure nel XIV secolo: diritti e limiti della proprietà privata

DIRITTI E LIMITI DELLA POPRIETA’ PRIVATA

Disturbo di un possesso

Il capitolo difende i diritti di un legittimo proprietario contro chi cerchi di impossessarsene illegalmente.

Chi si arroga il potere di disturbare un altro nel suo diritto di possesso di qualsiasi bene immobile è soggetto a una multa di 60 soldi o maggiore o minore a giudizio di chi pronuncia la condanna e in relazione alla condizione personale e sociale delle persone e alla natura del bene. Questo, in ogni caso, deve essere fatto restituire immediatamente dalla curia al legittimo proprietario.

 

Divieto di piantare alberi sui confini

Con alcune eccezioni il capitolo proibisce la presenza di alberi nei pressi dei confini di una proprietà altrui, al fine di non disturbarla.

È vietato piantare alberi o salici o alberi da frutta vicino ai confini di un altro e, se piantati, gli stessi non possono essere conservati a danno del vicino, a meno che non sia stato fatto a protezione delle acque. In questi casi, su richiesta di una delle parti, intervengono gli iuratores alla cui decisione bisogna attenersi, a meno che gli alberi non distino dal confine 12 palmi di canna o il fatto non sia avvenuto per volontà di entrambe le parti.

Gli alberi domestici fruttiferi possono essere piantati e conservati al di qua dei confini fino a una distanza di 4 palmi di canna. In caso di contravvenzione a queste disposizioni, il contravventore pagherà per ogni infrazione 5 soldi genovesi e gli alberi dovranno essere sradicati. La disposizione, però, non si applica alle viti o alle siepi di sambuco o ad altre piante dalle quali non possa derivare danno per il vicino, a condizione che l’altezza di queste piante non superi 8 palmi di canna, altrimenti si incorre nella penna predetta.

 

Vendita di alberi entro i confini

Il capitolo mira ad evitare un conflitto di interessi tra padrone del suolo e padrone degli alberi quando non si tratti della stessa persona.

Chi possiede alberi nel suolo di un altro deve venderli al padrone del suolo, previa valutazione del prezzo da parte di 3 uomini perbene scelti dalle parti col benestare della curia. Il padrone del suolo è obbligato all’acquisto. La disposizione ha valore anche per il passato oltre che per il futuro ed è sufficiente che la sua applicazione sia richiesta dal padrone del suolo o dal padrone degli alberi.

 

Vendita di terra entro confini altrui

Anche questo capitolo mira ad evitare conflitti di interessi tra proprietari di suoli, in questo caso quando un suolo sia contenuto dentro quello di un altro.

Chi possiede un piccolo pezzo di terra all’interno del suolo di un confinante deve venderla a questo al prezzo stabilito da 3 uomini perbene scelti da entrambi (compratore e venditore) o dalla curia. E chi si trova ad avere nel suo suolo questo pezzo di terra è tenuto a comprarlo. Per l’applicazione di questa disposizione è sufficiente la richiesta di una delle parti. La disposizione vale anche per il passato oltre che per il futuro. Per piccolo pezzo di terra deve intendersi una terra il cui valore non superi i 60 soldi.

 

Definizione di controversie su pareti, muri e travi

Litigi tra vicini di casa erano possibili anche nel XIV secolo. Il capitolo, perciò, demanda la risoluzione di eventuali controversie agli iuratores delle compagne.

Su qualsiasi controversia a proposito di edificazioni fatte o da fare o di muri e pareti comuni o di vicini o di travi fissate o da fissare o di cloache e lavatoi e balconi da chiudere o no o da conservare o no e cose simili devono essere inviati dalla curia gli iuratores della compagna con due persone perbene che non siano in sospetto alle parti e siano scelti a cura della curia, col compito di esaminare, dirimere, decidere e definire la controversia, se questo viene richiesto da una delle parti alla curia. Qualunque cosa essi decidano o ordinino in merito alle suddette controversie dovrà essere assolutamente rispettato e la curia dovrà farlo rispettare obbligando con una multa le parti ad attenersi alle loro parole.

Le suddette disposizioni devono essere eseguite senza bisogno di reclamo o querela scritta, senza apertura formale di processo e senza procedura formale. Restano salvi eventuali accordi stipulati tra le parti nei quali accordi deve essere preservato ogni diritto delle parti. Gli iuratores, se richiesti dalle parti, devono esaminare le prove presentate da queste.

 

Vendita di una via o passaggi vicino

A tutela del proprietario di una terra sulla quale un altro abbia il diritto di passaggio, il capitolo stabilisce che, se quest’ultimo può accedere al suo terreno per la via pubblica senza dover necessariamente utilizzare il passaggio sulla terra altrui, allora, a richiesta dell’altro proprietario, è tenuto a vendere il proprio diritto di passaggio.

Se uno possiede un pezzo di terra per raggiungere il quale deve passare per la terra di un altro, con diritto di passaggio o di accesso, e la terra di chi ha questo diritto di passaggio confina con una via pubblica, sicché sia possibile accedere a quel pezzo di terra agevolmente dalla stessa via pubblica senza necessità di passare per la terra dell’altro, chi ha il diritto di passaggio è tenuto a venderlo al padrone della terra per la quale si dovrebbe passare se ne riceve richiesta e se lo vuole il padrone di questa terra, in base alla decisione degli iuratores della compagna nella quale rientra la terra in questione, alla cui parola bisogna stare sia per quanto riguarda il prezzo della via o del passaggio o dell’atto o del diritto, sia per quanto riguarda la terra per la quale si passa di solito o sulla quale si chiede il diritto di passaggio.

Se (il proprietario del diritto di passaggio) ammonito dalla curia non venderà entro un mese, decadrà da qualsiasi diritto sulla via o passaggio sulla terra suddetta.

 

Sulle ultime volontà

Il capitolo richiede per i testamenti la presenza di testimoni, il cui numero è differenziato sia in base al valore dell’eredità sia in base alla residenza del moribondo nel borgo o nel contado.

I testamenti e le ultime volontà dei moribondi che abbiano abitato nelle ville fuori del borgo devono essere approvati da 3 testimoni maschi o donne, persone perbene e idonee, se l’eredità vale da 20 libbre in giù; se l’eredità vale da 20 libbre in su, (i testamenti) devono essere approvati da 5 testimoni, maschi o donne, persone perbene e idonee.

Per chi ha abitato nel borgo o verso il mare (i testamenti) possono essere approvati da 5 testimoni (per eredità) da 20 libbre in giù e da 7 testimoni maschi o donne (per eredità) da 20 libbre in su, sia che questi testimoni siano stati richiesti che no.

 

Sistemazione di portici e soffitte

Portici e soffitte devono avere una copertura che non comporti pericolo per chi passi nel carruggio.

Chiunque possegga nel borgo di Finale un portico coperto di assicelle deve sistemare tale portico o un’ eventuale soffitta con chiodi o con altri mezzi in modo che sul portico o sulla soffitta non ci siano pietre per 3 palmi verso il carruggio di sotto, affinché non si provochi danno a nessuno, a pena di una multa di 5 soldi genovesi.

 

Riparazione di danni provocati

Il capitolo è scritto a tutela della proprietà privata contro danni che possono essere arrecati dall’incuria o dalla malafede di altri. Le multe sono più pesanti se il danno è arrecato di notte, quando il danneggiato ha, evidentemente, meno possibilità di difendersi. Come per altre tipologie di infrazione previste in altri capitoli, la denuncia della violazione della proprietà altrui può essere presenta tata da qualunque persona di buona fama, alla quale si deve credere sulla parola.

Se una bestia di piccola taglia entra nell’orto, nella vigna o nel terreno o nel recinto di un altro, il proprietario pagherà per ogni infrazione una multa fino a 1 soldo fino al massimo di 5 bestie e di 5 soldi da 5 bestie in su e dovrà riparare il danno.

Se uno di notte fa entrare buoi o capre o asini attraverso un recinto altrui in una vigna, un orto, un terreno o un seminato, deve pagare per ogni infrazione 1 libbra e deve riparare il danno. Se invece fa entrare di giorno i predetti animali nei luoghi suddetti dovrà pagare 5 soldi e riparare il danno.

Se di notte fa entrare buoi in una proprietà altrui dovrà pagare 10 soldi per ogni infrazione e riparare il danno, mentre di giorno la multa è di 5 soldi.

Se si trova in una proprietà altrui di giorno o di notte una bestia errante e non aggiogata, il suo padrone pagherà 1 soldo e riparerà il danno. Per bestie erranti trovate di giorno la multa non può essere superiore a 5 soldi fino a 10 pecore, con obbligo di riparare il danno.

Se uno tiene o possiede o fa condurre una porca non castrata dentro le mura del borgo o da Campocavallo in giù, dalle case dei Vicenzi in giù per la pianura o dalla chiesa di Perti in giù e dal mulino di Merleto in giù, a meno che non sia per venderla  nel giorno di mercato o in periodo di fiere, dovrà pagare 5 soldi e chi l’accusa avrà la quarta parte della multa.

Ognuno dovrà custodire bene i suoi porci affinché non entrino in proprietà altrui; se vi entrano e fanno danno, il padrone del porco dovrà pagare 2 soldi e riparare il danno. Non di meno potrà essere ucciso un porco trovato in un orto altrui situato in pianura al di qua di questi confini, cioè dal mulino del signor marchese nella valle di Pia fino al mulino di Giarolio e fino a Campocavallo, prima che esca dalla terra e sulla terra stessa, e questo per mano del padrone della terra o di uno della sua famiglia. Se il porco viene ucciso il padrone del porco non è più tenuto né alla riparazione del danno né alla multa. Se un porco viene trovato in una proprietà diversa da un orto, al di qua dei predetti confini, il padrone sarà condannato a una multa di 5 soldi per ogni infrazione e dovrà riparare il danno.

Nessuno che abiti nel borgo di Finale che è vicino a San Biagio può tenere un porco o una porca se non al chiuso e legato in modo che non vada in giro per il borgo e non possa fare danni fuori del borgo ad altri vicini, a pena di una multa di 1 soldo per ogni porco e per ogni infrazione consumata nel borgo e di 2 soldi per ogni infrazione fuori del borgo. Chiunque può presentare accuse su tali infrazioni ed ha diritto a ricevere la metà della multa e si deve credere a qualunque persona di buona fama dietro suo giuramento.

Nessuno può entrare o provocare danno in proprietà altrui sotto pena di una multa di 5 soldi per ogni volta che abbia prodotto danno o portato via qualcosa. Se non fa danno o non porta via niente sarà condannato alla multa di 1 soldo per ogni infrazione e dovrà riparare il danno se è entrato senza l’autorizzazione del padrone del luogo.

Se invece entra di notte nella proprietà altrui e porta via qualcosa o fa danno pagherà una multa di 3 libbre e dovrà riparare il danno; se non ha come pagare e riparare il danno, sarà fustigato o punito in altro modo a discrezione del giudice, purché sia stata presentata un’accusa o denuncia dal padrone della terra nella quale è stato prodotto il danno.

Se uno taglierà di giorno siepi altrui pagherà una multa di 5 soldi, se di notte 10 soldi, per ogni infrazione. Se taglia in un bosco pagherà 1 soldo per ogni infrazione, se di notte 5 soldi, e in tutti i casi dovrà riparare il danno.

Nessuno potrà raccogliere olive di altri sotto pensa di una multa di 5 soldi per ogni infrazione. Di tutte le predette infrazioni potrà essere accusatore chiunque goda di buona fama e gli si dovrà credere sotto suo giuramento sia per le bestie che per le persone, sia per la propria proprietà che per quella altrui, e gli si dovrà credere a proposito dell’entità del danno e stare al suo giuramento fino all’importo di 1 soldo. Per importi superiori si dovrà valutare il danno più le spese, affidandosi a due iuratores, e dovrà essere riparato senza indugio il danno con l’aggiunta delle spese per gli amministratori.

 

Sospensione di diritti per coloro che non rimasero a difendere Finale nella guerra tra Genova e i marchesi del Carretto.

Il capitolo, successivamente confermato ed esteso anche alle donne, sospende i diritti degli uomini che non difesero Finale nella guerra contro Genova, in materia di compravendita o di fitto di beni immobili.

Nel nome di Cristo, amen

Gli egregi e magnifici Manuele, Alaramo e Enrico del Carretto, marchesi di Savona e Clavesana, signori di Finale, nel precipuo interesse del territorio di Finale, decisero, proclamarono e ordinarono che uno di Finale o del distretto che durante la predetta guerra tra Genova e i detti signori marchesi non ha abitato e non è rimasto in Finale personalmente per la difesa di           questo luogo dall’inizio alla fine di detta guerra, non potrà permettersi in alcun modo o senza motivo di alienare o vendere o pignorare o obbligare o affittare, prendere in conduzione o trasferire ad altro o prendere in conduzione per una parte o corpo o collegio o università beni situati nel territorio di Finale senza un’espressa autorizzazione dei detti signori o di uno di loro, a pena di perdere il bene locato, venduto, alienato o concesso e il prezzo o la ricompensa e rendita e i frutti di detto bene (…)chi riceve o prende in conduzione o compra sotto pena di una multa di 25 libbre e ugualmente della perdita del bene, del prezzo, della rendita e dei frutti come nei riguardi di chi cede (il bene). Il prezzo, per il fatto stesso e senza alcun processo e condanna, sarà incamerato dai signori marchesi, e la multa predetta dovrà essere riscossa dai servitori dei detti signori a carico dei contravventori tutte le volte che ci sarà stata una infrazione. Il presente statuto vale per il futuro e per il passato a partire dall’inizio della citata guerra. Su quanto sopra dovrà essere fatto un pubblico bando per il borgo di Finale e nei luoghi soliti. Fatto in Finale e firmato dai detti signori nel borgo, nel capitolo dove si amministra la giustizia, nell’anno del Signore 1367, 5^ indizione, 10 settembre.

In nome di Cristo, amen, 17 settembre

Il signor Francesco Murro, giudice e vicario di Finale nel tribunale, diede ordine a Borrelo, messaggero e pubblico banditore della curia di Finale, di ordinare pubblicamente e alta voce previo suono del corno, bandire e annunciare  a chiunque sia presente e ascolti, fin dove egli arriva per il borgo di Finale e il territorio, su mandato dei detti signori come è contenuto sopra nel detto statuto.

Quel giorno

Il suddetto messaggero, andando e tornando, secondo il mandato del detto signor vicario, ha riferito allo stesso signor vicario e a me notaio di essere andato ad annunciare e bandire ovunque e per tutto, come era stato innanzi ordinato dal detto signor vicario.

È stato poi aggiunto al detto capitolo o statuto o ordinanza da detti signori che come è proibita l’alienazione dei loro beni agli uomini che non erano presenti al tempo della predetta guerra e non erano in Finale come più ampiamente è spiegato in detto statuto, la stessa cosa si intende per le donne che non stavano in Finale nel tempo predetto e ancora per le mogli degli uomini che non stavano in Finale nel tempo predetto, sotto le pene stabilite in detto statuto.

3 gennaio 1368, 6^ indizione

Il detto signor vicario sedendo in tribunale diede incarico a Serleone Borrelo, messaggero pubblico della curia di Finale, di bandire, su mandato di detti marchesi, pubblicamente e previo suono del corno in tutto e per tutto come è più ampiamente spiegato nella detta aggiunta a chi sia presente e ascolti fin dove arriva per il borgo e il territorio di Finale

Quel giorno

Il detto messaggero andando e tornando, secondo il mandato predetto, ha riferito al detto signor vicario e a me Benedetto Feriolio notaio di aver annunciato e bandito e di aver fatto in tutto e per tutto come più ampiamente è spiegato nel detto incarico. E io Benedetto Feriolo, notaio di autorità imperiale e scrivano della curia di Finale, ho trascritto.

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