Pubblicato da: luigivassallo | 27 novembre 2009

Vi piace la campagna da vedere o da lavorare?

Quando cammino, a volte la mente va a ruota libera (‘a capa sbareia) e si mette a pensare … coi piedi

 

Come è bella la campagna (da vedere)

Anni fa a una giovane insegnante che magnificava la vita di campagna un anziano collega, che faceva contemporaneamente l’insegnante e il contadino, disse: “Signò, ma a vuie ve piace a campagna a vvedé o a ffaticà?” (Signora, a voi piace la campagna da vedere o da lavorarci?).

Questa icastica espressione di saggezza popolare mi torna in mente ogni volta che qualcuno si lascia tentare da sogni, in piccolo o in grande, senza prendere seriamente in considerazione le conseguenze del sogno, caso mai diventasse realtà.

Così, Prendiamoci un animale in casa: poi bisogna accudirlo, quando siamo in viaggio bisogna sistemarlo da qualche parte, dobbiamo togliere di mezzo i soprammobili, dobbiamo smettere di lasciare in giro cellulari, portafogli, penne, documenti importanti, perché il gatto o il cane pensa che si tratti di oggetti messi lì per farlo giocare, dobbiamo nascondere la spesa nel frigo o nel forno, perché il gatto o il cane pensa che siano le sue provviste ….. Allora, ci piace la campagna da lavorare?

Oppure, Non siamo egoisti, adottiamo un bambino, uno di quelli dell’est che sta chiuso in un orfanotrofio: poi cresce e la tempesta ormonale della sua pubertà, già difficile da gestire con ragazzi che hai allevato dai primi giorni di vita, ti scoppia tra le mani perché, senza che lui o lei se ne renda conto, fa esplodere tutt’intorno il vissuto di violenza, sopraffazione, deprivazione che si è portato dentro finora …  Allora, ci piace la campagna da lavorare?

O ancora, Non servono tanti soldi per vivere oggi, basta un orto per ricavare da mangiare, basta scambiarsi le cose o le abilità per soddisfare i propri bisogni: poi ti arriva un cinghiale che ti sfascia l’orto, la scadenza del mutuo è puntuale e non accetta il baratto con una tua abilità ma pretende solo soldi in contanti, i figli crescono e non è che puoi fare tutto tu per loro (insegnargli quello che serve per essere cittadini del loro mondo e del loro tempo, i vestiti per andare in giro, i mezzi non per non sfigurare con gli altri ma per non essere emarginati) … Allora, ci piace la campagna da lavorare?

Ma allora tu, fingendoti progressista, sei sotto sotto un reazionario appiattito sulla società borghese – capitalistica di cui hai assorbito con rassegnazione le logiche egoistiche e consumistiche!!!

No. Sono solo uno che la rivoluzione vorrebbe farla seriamente e non fermarsi a metà strada perché, dopo essere stato affascinato dalla poesia e dalla retorica delle bandiere, degli inni, delle masse che avanzano nel quadro di Pellizza da Volpedo, si accorge che cambiare stile di vita, in piccolo o in grande, comporta passi, piccoli o grandi, fatti di concretezza e non di sogno. Con questi passi concreti voglio fare i conti, altrimenti la campagna sognata resta bella solo da vedere, a meno che, dopo averla in qualche modo acquisita (la campagna o tutto quello che nella metafora della campagna bella da vedere posso farci entrare), qualcuno non pensi di rifilarla a me perché la lavori al posto suo.

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