Pubblicato da: luigivassallo | 21 novembre 2009

Un vescovo contro i ricchi

CONTRO I RICCHI

Giorni fa si è svolto a Roma un vertice della FAO, uno di quei vertici affollati da autorità politiche che proclamano solennemente l’impegno a cancellare la fame del mondo, impegno che sarà immancabilmente disatteso per essere rinnovato nel vertice successivo. Penso a questo mentre leggo un’invettiva di Ambrogio contro i ricchi.

Ambrogio (scrittore latino del IV secolo dopo Cristo, padre della Chiesa, vescovo di Milano, poi santo) nei suoi scritti e nelle sue prediche aveva il pregio di parlare con chiarezza e di dire, quando necessario, “pane al pane, vino al vino”. Così, nel passo che segue, non indora la pillola ai ricchi.

La storia di Naboth è antica nel tempo, ma si ripete ogni giorno. Qual è il ricco infatti che non brama ogni giorno la roba degli altri?  Chi tra quelli pieni di ricchezze non cerca di privare il povero del suo campicello e di spogliare il misero dei confini di un pezzo di terra ereditato da gli avi? Chi si accontenta di quello che ha? A quale ricco un possedimento di un vicino non accende l’animo di desiderio? Non è nato dunque un solo Achab ma, cosa che è peggio, ogni giorno nasce un Achab e non muore mai a questo mondo. Se ne muore uno, ne nascono molti altri; sono più quelli che portano via che quelli che perdono i propri beni. Non è stato ucciso un solo povero Naboth: ogni giorno Naboth viene buttato a terra, ogni giorno il povero viene ucciso. Presa da questa paura l’umanità si ritira ormai dalle proprie terre, il povero emigra con i propri piccoli carico dei suoi doveri, la moglie lo segue piangendo come se accompagnasse il marito alla tomba. Tuttavia è meno infelice colei che piange la morte dei suoi, poiché anche se ha perso il sostegno del marito ha un sepolcro, anche se non ha figli tuttavia non soffre per il loro esilio, non si dispera per la fame della piccola prole più insopportabile della morte. Fin dove, o ricchi, volete estendere i vostri folli desideri? Abiterete da soli la terra? Perché espellete quelli che per natura condividono la vostra sorte e rivendicate solo a voi il possesso della natura? La terra è stata creta in comune per tutti, ricchi e poveri: perché, o ricchi, vi arrogate da soli il diritto di proprietà? La natura non conosce ricchi, essa che fa nascere tutti poveri. Non nasciamo infatti con indosso le vesti, non siamo partoriti con oro e argento: la natura ci dà alla luce nudi, bisognosi di cibo, vestiti, bevande, e nudi accoglie la terra quelli che ha generato, giacché la terra non è capace di far entrare nel sepolcro tutti i nostri possedimenti.

Come mi piacerebbe un parlare così franco da parte di tutti i vescovi anziché vederli (una parte di loro almeno) in affabile conversazione con quelli cui Ambrogio riserva parole dure ma oneste e veritiere.

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