Pubblicato da: luigivassallo | 17 novembre 2009

L’acqua principio di tutte le cose

Quando cammino, a volte la mente va a ruota libera (‘a capa sbareia) e si mette a pensare … coi piedi

L’acqua e’ il principio di tutte le cose

A Talete Aristotele attribuisce la tesi che il principio di tutte le cose sia l’acqua. Penso a Talete mentre cammino e penso che il nostro governo ha messo la fiducia su un decreto che vuole affidare ai privati la gestione della distribuzione dell’acqua nelle case. E’ già in mano ai privati la commercializzazione delle tante acque minerali che si trovano in Italia e pare che questa commercializzazione non garantisca una maggiore purità delle acque rispetto a quella del rubinetto di casa: infatti l’imbottigliamento, spesso in bottiglie di plastica, e il trasporto in condizioni igieniche e climatiche non ottimali incidono sulla purezza e la qualità delle acque commercializzate, oltre a contribuire all’innalzamento dell’inquinamento (basti pensare alle lunghe distanze da coprire tra le sorgenti e i luoghi di vendita e di consumo).

Ma nessuno ci obbliga a preferire l’acqua minerale imbottigliata e commercializzata all’acqua di rubinetto, della quale più di uno sostiene la maggiore affidabilità rispetto alla prima. Se però passa l’ipotesi di affidare ai privati anche la gestione e la distribuzione dell’acqua del rubinetto, le cose cambiano, perché – anche se chi sostiene questa ipotesi lo dimentica o finge di dimenticarlo – tra gestione pubblica e gestione privata c’è una radicale differenza: la gestione pubblica (istituzionalmente) mira a soddisfare i bisogni dei cittadini, la gestione privata (legittimamente, perché non si tratta di volontariato no profit) mira a far quadrare i bilanci e a far crescere i profitti degli investitori, arrivando, se necessario, a tagliare servizi il cui costo sia superiore al guadagno.

Se poi ci stacchiamo dal cortile di casa nostra e gettiamo uno sguardo panoramico sul pianeta, non possiamo chiudere gli occhi sulla “sete” (cioè sulla catastrofica mancanza d’acqua) che affligge popolazioni e animali in vaste zone del pianeta e rende impraticabile o sterile ogni coltivazione, aggravando la drammaticità della fame. Per queste popolazioni l’acqua (che non hanno) diventa questione di vita o di morte e, quindi, anche motivo di guerra per il suo controllo.

Così mi viene da pensare che Talete, nel suo sforzo di unificare la varietà degli elementi della natura nel principio dell’acqua, sarà pure stato un pensatore un po’ rozzo se lo confrontiamo (lui che è vissuto nel VII – VI secolo prima di Cristo) con le sofisticate teorie odierne della materia, ma non si è allontanato dall’esperienza quotidiana degli esseri umani che resta attuale sia nella parte di pianeta abitata da noi “ricchi” sia in quella abitata dai “poveri”.

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