Pubblicato da: luigivassallo | 6 ottobre 2009

Chi è bugiardo?

Nel trattatello De mendacio (Sulla bugia), da lui stesso definito in un’opera successiva oscuro e pieno di difficoltà, Agostino (padre della chiesa cristiana di lingua latina, poi proclamato santo, vissuto tra il 354 e il 430 dopo Cristo) dibatte la questione della bugia sotto diversi aspetti, distinguendo il profilo ermeneutico (cioè quando “tecnicamente” siamo di fronte a una bugia) da quello etico (cioè la bugia è sempre male?).

Sotto il profilo tecnico o ermeneutico, il fatto che uno dica una cosa falsa non costituisce automaticamente una bugia, come – d’altro canto – il fatto che uno dica una cosa vera non costituisce immediatamente una verità. È evidente che per Agostino “falso” e “vero” non si esauriscono nell’oggetto di cui si parla ma coinvolgono, per il loro giudizio, il soggetto che parla.

In altre parole, Agostino osserva che chi afferma una cosa che tiene per degna di fede o conforme alla sua opinione, non mente, anche se la cosa che dice è falsa (Quisquis autem hoc enuntiat  quod vel creditum animo vel opinatum tenet, etiamsi falsum sit, non mentitur). Ovviamente, pur non mentendo, resta il fatto che sta in errore e dice cose che non corrispondono alla verità, perché o presta fede a cose che non devono essere credute o ritiene di conoscere quello che ignora (aut non credenda credit, aut quod ignorat nosse se putat).

Perché ci sia una menzogna e, quindi, un bugiardo, per Agostino è necessaria un’altra circostanza: che chi dice il falso sia consapevole di dirlo, cioè che pensi una cosa e ne dica un’altra con le parole o altri mezzi espressivi (aliud habet in animo et aliud verbis vel quibuslibet significationibus enuntiat).

Mentre di chi dice il falso credendo di dire il vero si può dire, sotto il profilo etico, che è uno che sbaglia al punto di essere temerario (potest itaque ille qui falsum pro vero enuntiat, quod tamen verum esse opinatur, errans dici et temerarius), il bugiardo ha invece la colpa di voler deliberatamente ingannare quelli a cui si rivolge (Culpa vero mentientis est in enuntiando animo suo fallendi cupiditas).  E non importa che ci riesca o meno ad ingannare: sotto il profilo etico, conta la sua intenzione di ingannare (sive fallat cum ei creditur falsum enuntianti, vel cum ei non creditur). Insomma, se uno mente o no dobbiamo giudicarlo dalla sua intenzione, non dalla oggettiva verità o falsità delle cose che dice (Ex animi enim sui sententia, non ex rerum ipsarum veritate vel falsitate mentiens aut non mentiens iudicandus est).

Dopo aver definito in questi termini il campo semantico ed etico della menzogna, Agostino prende in esame diversi casi di dichiarazioni di falso per valutare di volta in volta se si tratti di menzogna o meno. Affronta anche il problema, spinoso, della possibilità di mentire consapevolmente per evitare a sé o ad altri un male (ad esempio per salvare la vita a qualcuno) e conclude, pur con qualche esitazione nel soppesare le ragioni degli uni e degli altri, che in ogni caso in qualunque forma di bugia si annida, sia pure a gradi diversi, il peccato: Quisquis autem esse aliquod genus mendacii quod peccatum non sit putaverit decipiet se ipsum turpiter, cum honestum se deceptorem arbitratur aliorum (Ma chi creda che ci sia qualche specie di bugia che non sia peccato si sbaglierà malamente laddove pensa cosa onesta ingannare gli altri).

A questo punto, lasciando in pace Agostino, facciamo un giochino: chi dice cose diverse dalla verità sta mentendo consapevolmente o è un credulone che si è bevuto per vero ciò che è falso o è ignorante cioè non si è documentato bene? E alla fine del giochino chiediamoci: se uno è un bugiardo consapevole oppure è un credulone oppure è un ignorante, possiamo lasciarlo alla guida degli altri? Alla guida di uno stato? di una regione? di una provincia? di un comune? di un quartiere? di un condominio? di un’associazione di volontariato? di una scuola? di una classe di alunni? di una famiglia? O sarebbe meglio che uno siffatto – visto che mente per ingannare gli altri oppure trasmette cose false credendole vere perché è credulone o perché è ignorante e presuntuoso – stia lontano da qualsiasi ruolo di guida nei riguardi degli altri?

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Responses

  1. perfetto..ma esistono persone assolutamente esenti da una qualche pecca?
    io non so, ma non credo,purtroppo..


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