Pubblicato da: luigivassallo | 16 settembre 2009

Quali sono le nostre radici cristiane?

Leggo spesso che uomini politici, per lo più dell’area di governo, rivendicano a loro merito la difesa delle nostre radici cristiane. Ma quali sono queste radici? Per alcuni si tratta di impedire che nella “cattolica” Italia proliferino i figli di altri Paesi e di altre religioni. Per altri si tratta di impedire che chi, per malattia o incidente, è ridotto ad un irreversibile vita vegetativa possa – per una sua scelta comunicata in precedenza o per una sofferta scelta di chi lo assiste – rifiutare cure che garantiscano il funzionamento artificiale delle sue cellule: questo mentre, magari, si accetta come naturale evoluzione del mercato del lavoro che centinaia di migliaia di lavoratori si ritrovino in mezzo alla strada e senza soldi per far campare la propria famiglia. Per altri ancora si tratta di impedire che le nuove tecnologie (frutto delle conquiste scientifiche e, quindi, dell’intelligenza umana) possano favorire o impedire la procreazione di nuovi bambini e nuove bambine: questo in ossequio a una presunta legge di natura, che escluderebbe le capacità umane (come se fossero frutto di un dio del male e non del dio della creazione), e questo, magari, mentre si sopporta con rassegnazione la condanna a sicura morte di milioni di bambini nel mondo per denutrizione o malattie.

Ma se a uno non bastano queste sbandierate radici cristiane e, magari, neppure la loro riaffermazione in provvedimenti legislativi che, più che le esigenze spirituali, soddisfano quelle materiali della gerarchia cattolica (ad esempio finanziamenti alle scuole private o insegnanti di religione cattolica nominati di fatto dai vescovi e pagati dallo stato, il quale, contemporaneamente, non riesce a trovare un posto per i suoi precari), dove può provare a rintracciare le radici cristiane? Gesù il Cristo – come si sa – non ha lasciato scritti ma ha, nella sua breve esistenza, predicato solo parole, che i suoi discepoli e le comunità di credenti venute dopo la sua morte hanno cercato di capire e mettere in ordine.

 Orbene in una di queste “trascrizioni” delle parole di Gesù, che potremmo chiamare “Il manifesto (del Cristo)”, troviamo un bel po’ di radici per sentirci cristiani o per non essere d’accordo col cristianesimo. Cito dalla versione di Luca (uno degli evangelisti canonici o, se vogliamo essere pignoli, un’ etichetta, un nome collettivo attribuito ad una delle elaborazioni delle parole del Cristo, accettate, dopo non semplici discussioni, dalle chiese cristiane come canoniche): Beatitudini e maledizioni.

Beati voi poveri perché il regno di Dio è vostro. Non dice “sarà”, ma “è” già ora. Non pone condizioni ai poveri: se stanno buoni, se non protestano, se osservano i riti religiosi, se applaudono chi governa. Il fatto stesso di essere poveri, li fa entrare, sin d’ora, nel regno di Dio. Quindi tra un disperato su una zattera nel mare in tempesta, regolarmente respinto dalle nostre leggi, e il parlamentare che ne vota il respingimento e incassa la sua cospicua indennità di parlamentare, non dovrebbero esserci dubbi di chi sia, già oggi, il regno di Dio.

 Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Nel testo di Luca la fame è fame materiale (non desiderio di cose spirituali), è la fame di quelli che uomini politici, che si proclamano paladini delle nostre radici cristiane, respingono in quanto clandestini. E le lacrime non sono quelle di chi non ha sfondato come velina né nello spettacolo né nella politica perché, all’ultimo momento le è stata preferita una velina più velina, ma sono le lacrime disperate di chi viene negato nel suo essere uomo o donna “a immagine di Dio”.

Beati sarete quando gli uomini vi odieranno e quando vi allontaneranno e vi insulteranno e malediranno il vostro nome come fosse di un malvagio a causa del figlio dell’uomo. Certo non fa piacere a nessuno essere odiato o maledetto dagli altri, eppure c’è una causa per la quale vale la pena di incorrere in quest’odio: è la causa del figlio dell’uomo. Il commento tradizionale è ovviamente nel senso che il figlio dell’uomo è un riferimento al Cristo, ma noi questo riferimento possiamo anche pensarlo, per così dire, alla lettera e immaginare che valga la pena di essere odiati ogni volta che ci si schiera dalla parte di un figlio dell’umanità, perché – come diceva il latino Terenzio – Homo sum, humani nihil a me alienum puto (Sono un uomo e tutto quello che capita a un uomo lo ritengo cosa mia).

Ma guai a voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché soffrirete e piangerete. Un po’ dura questa serie di maledizioni e forse non tutti i ricchi se la meritano. Essa, tuttavia, coglie nel segno. Come i vangeli canonici dicono in altra pagina, è piuttosto difficile essere ricco e, contemporaneamente, restare fedele alla parola di Dio, perché la ricchezza materiale (senza parlare delle sue tentazioni) ottunde la purezza dell’anima e non le fa vedere i bisogni degli altri, con i quali essa (che si tratti di ricchezza in termini di soldi o in termini di tecnologie o in termini di ritrovati scientifici o in termine di potere sugli altri) andrebbe spartita. Come dire – e anche questo c’è nei vangeli canonici (che, se ho ben capito, contengono le nostre radici cristiane molto più di certi spot elettorali filogovernativi) – che non si possono servire due padroni.

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