Pubblicato da: luigivassallo | 1 settembre 2009

Come può un cristiano respingere un povero?

E non sarebbe strano se noi ce ne stessimo seduti a tavola a ridere e a fare la bella vita e, sentendo altri per il quartiere lamentarsi, non solo non prestassimo attenzione al loro lamento ma ne avessimo fastidio e li accusassimo di essere degli imbroglioni?

Questa domanda se la pone Giovanni Crisostomo, uno scrittore cristiano di lingua greca vissuto tra il 345 e il 407 dopo Cristo. Per lui è evidentemente una domanda retorica, alla quale si aspetta una risposta netta “Sì, certo, sarebbe strano se noi cristiani ci comportassimo così”. Ma Giovanni Crisostomo non poteva sapere che  nel XXI secolo a molti “buoni cristiani”  non sarebbe sembrato strano continuare a mangiare mentre la maggior parte degli esseri umani muoiono di fame. E, a scanso di equivoci, Giovanni Cirsostomo poco dopo aggiunge:

Se non vuoi dare un aiuto, non essere insolente; se non vuoi impedire un naufragio, non precipitarli nell’abisso del mare.

Sembra quasi che Giovanni Crisostomo veda nel futuro barconi di disperati abbandonati al naufragio dalla tracotanza delle nostre leggi e dalla indifferenza del nostro benessere.

Pensa a chi sarai se invochi Dio dopo aver respinto il povero. “Con la misura con cui misurate – dice – sarà misurato per voi”. Pensa come quel povero se ne va afflitto, abbattuto, portandosi addosso con la sua povertà il colpo infertogli dalla tua arroganza. Pensa a quel giorno quando staremo all’altare di Cristo; quando ne invocheremo per noi la misericordia e Cristo facendo venire avanti quei poveri ci dirà “Per un solo pane e una sola moneta avete provocato una tale tempesta per queste anime”. Che gli risponderemo? Come ci giustificheremo?

Belle domande per chi proclama la sua fedeltà ai valori cristiani  e poi corre a tavola a ridere e godersi la vita mentre i barconi dei poveri, guardati a vista perché non diano fastidio, rischiano il naufragio o vengono rigettati nel loro abisso di provenienza, accompagnati dalla considerazione che spesso non sono veri poveri ma delinquenti che vengono da noi per rubare e commettere altri delitti.

Sarà difficile citare in tribunale Giovanni Crisostomo per le sue domande. Al massimo si potrà fare spallucce alle sue parole, tanto si tratta di uno che scrive in greco (una lingua che nemmeno al liceo classico si studia più sul serio), non parla inglese, non usa il computer e, soprattutto, non ha né televisioni per diffondere il suo messaggio né si intende di come far fruttare il proprio capitale nel mercato mondiale.

Luigi Vassallo

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Responses

  1. Questo discorso è in grado di scuotere parecchio le coscienze ma nel contempo, paradossalmente, lascia anche spazio ad una presa di distanza dal problema della povertà dei lontani per la considerazione che , dato che ciascuno di noi – preso singolarmente – non prende di fatto decisioni relative al problema dei migranti, non sembri essere quotidianamente sfidato.
    La mia domanda va in questo senso: quanto del mio comportamento , del mio modo di pensare e agire nella mia vita privata come in quella lavorativa contribuisce di fatto a divaricare e a rendere sempre più profondo e lacerante questo solco tra il mondo che pensa di tutto poter disporre e il mondo che trova sempre più difficoltà per sopravvivere?

    • E’ proprio questa domanda che ci tiene ancorati al residuo della nostra umanità. Non importa se troveremo o no la risposta o quale risposta troveremo. Ma questa domanda non ci lascerà facilmente.


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